martedì 25 dicembre 2018

Turandot: uno spettacolo davvero… senza mura


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Il genere dello spettacolo di piazza non sembra voler morire. Lo sa bene la compagnia teatrale Spettacolosenzamura, che ha già contribuito ad allietare la Notte delle Fiabe a Manerbio. È tornata il 14 ottobre 2018, per la sagra (appunto) della “Seconda di ottobre”, ovvero la festa della Madonna del Rosario. In via XX Settembre, tra la sera e il tardo pomeriggio, la compagnia di acrobati e comici ha intrattenuto grandi e piccini con una versione apposita della storia di Turandot. Narrata dal commediografo Carlo Gozzi (Venezia, 1720-1806) e famosa nella versione operistica musicata da Giacomo Puccini (Lucca, 1858 - Bruxelles, 1924), racconta di una bellissima ed altera principessa cinese: Turandot, appunto. Diffidente verso il genere maschile e desiderosa di conservare la propria libertà, evita il matrimonio con un espediente crudele: i suoi pretendenti dovranno risolvere tre difficilissimi indovinelli; se non ce la faranno, andranno incontro alla decapitazione. A causa di questa regola, sono già stati mandati a morte diversi giovani principi. Finché, un giorno…
turandot compagnia spettacolosenzamura            Nella versione della compagnia Spettacolosenzamura, la vicenda comincia con la sconfitta in guerra del principe Calaf. Il principe di Persia, vincitore, fa di lui uno schiavo. Entrambi ricevono la visita di Adelma, ancella dell’imperatore cinese Altoum e di sua figlia Turandot: mostrando un ritratto della principessa, propone le possibili nozze e la sfida da superare per ottenerle. Entrambi gli uomini, ammaliati dalla bellezza di Turandot, sono divisi fra la passione e il desiderio di… non perdere la testa. Ma il tronfio principe di Persia non crede di poter essere sconfitto in alcunché. Perciò, insieme al novello schiavo, parte per la Cina. Qui, la sua superbia viene immediatamente mortificata dagli enigmi della gelida donna. Calaf approfitta della situazione per volgere la sorte a proprio favore: convince il principe di Persia a restituirgli titolo e corona, in modo da lasciare a lui l’onore (e l’onere) di chiedere la mano di Turandot. Calaf può così risolvere gli impossibili quesiti, grazie alla propria intelligenza. Ma non finisce qui… Perché l’odio misandrico di Turandot, fomentato per anni da Adelma, difficilmente scomparirà da un momento all’altro. In più, l’ancella Adelma non è colei che sembra… E lo scornato principe di Persia si doterà di stratagemmi e travestimenti, per far fallire le nozze tra i protagonisti.
            Lo spettacolo, oltre che da gag, era composto da acrobazie, giochi di fuoco e burattini. L’imperatore cinese Altoum, per misteriosi motivi, parlava in un dialetto lombardo e gli illustri corteggiatori di Turandot provenivano quasi tutti da paesi della nostra regione. Per non parlare del prete chiamato a celebrare le nozze risolutive, scelto sul momento fra gli spettatori. Insomma, un teatro di strada davvero senza mura… “quarta parete” compresa. Il finale? Non lo riveleremo. Ci limitiamo a dire che l’amore sincero può beffare anche il diavolo.

Pubblicato su Paese Mio Manerbio, N. 138 (novembre 2018), p.16.

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