lunedì 24 dicembre 2018

Borghi e paesaggi rurali: sguardi aperti su piccoli mondi

Paeselli e villaggi non saranno sempre i luoghi più comodi in cui vivere, ma è risaputo che hanno un fascino pittoresco. Proprio “Borghi e paesaggi rurali” si intitolava la mostra organizzata dal Fotoclub di Manerbio nella Sala Mostre del Palazzo Comunale dal 13 al 15 ottobre 2018. Bice aveva firmato una serie di paesaggi “acquatici” (“Torri del Benaco” (VR), “Borghetto”, “Bagno Vignoni” (SI)), insieme a un’abitazione in legno e pietra nei boschi (“San Donato”). 
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            Costanzo aveva ritratto una grande stanza affollata di “Attrezzi ‘rurali’” e mura che guardavano placidamente un fossato (“Scandolara”). Emanuele si era soffermato su soggetti più urbani, ma medievo-rinascimentali. Prevalevano Pienza e Siena, ma era rappresentata anche la Rocca Scaligera di Sirmione.
            Emanuela aveva scelto l’Appennino centroitalico: l’Abruzzo, Civita di Bagnoregio (VT) e Castelluccio (PG), per terminare con una vista a “volo d’uccello” di “Tetti”: addossati gli uni agli altri come pecorelle e irti di antenne televisive.
            Castelluccio ricorreva anche in uno scatto di Giacomo, insieme a Pienza e a Bevagna. Silvio si era concentrato su Casale Marittimo, Cascina, Bibbona (LI), Sassetta (LI) e Canale di Tenno (TN): di quest’ultimo, in particolare, era stato colto un vetusto dipinto murale, rappresentante un monaco con cappuccio, libro e bastone. Così sospeso a mezz’aria, oltre la bocca d’un arco sul vicolo, sembrava quasi un’apparizione. Negli scatti di Silvio, comparivano anche un “Campo di grano” e scene di “Pastorizia”: rudi e assolate, senza alcunché di arcadico.
            Vladimiro aveva fotografato la famosa San Gimignano, poi Monteriggioni, Marciana (sull’Isola d’Elba), Vietri (NA) e Rio nell’Elba. La sua “Ercolano” era sottotitolata “Sotto l’antico - Sopra l’attuale”, per evidenziare la presenza dei famosi resti del I sec. d.C., sepolti dall’eruzione del Vesuvio.
            Di Giancarlo erano uno scorcio quasi arabeggiante, intitolato “Puglia”, e due paesaggi intitolati “Crete Senesi”. Rodolfo giocava con le suggestioni luminose in “Prime luci”, per poi passare a “Borghetto (VR) e a “Il castello”. Emilio aveva ritratto Bagolino e Querceto (PI), insieme a un’irriconoscibile Manerbio: quasi trasformata in un borgo di valle montana, per effetto dell’inquadratura scelta. Damiano aveva scelto i soggetti forse più esotici di tutta la mostra, in particolare i borghi sul Nilo e una scena di pastorizia sotto il massiccio dell’Atlante. Graziosi erano i suoi “Ulivi sulle Murge”, anche per effetto del trullo che faceva capolino fra gli alberi. “Aspettando la primavera” abbandonava i paesaggi mediterranei per un villaggio montano affondato nella neve. Di Pietrapertosa (PT) erano valorizzate le scalette in pietra; con “La mietitura”, si tornava alle visioni assolate.
            Infine, Nik ha eseguito scatti di Tortora (CZ), Gubbio (PG), Lagonegro (PT) e Ginosa (TA). Lungo lo Stivale (e un po’ più in là), i fotografi manerbiesi si sono così sbizzarriti a ritrovare le bellezze di piccoli abitati incastonati in paesaggi d’ogni genere. Difficile dire perché si trovino tanto affascinanti quadri in cui non sempre si vorrebbe vivere. Forse, proprio per la loro aura di mondi “perduti” o “irraggiungibili”. Sono spazi in cui l’occhio di un fotografo (o comunque di un artista) può ancora trovare il fiabesco, il senso di un allontanamento dalla realtà.

Pubblicato su Paese Mio Manerbio, N. 138 (novembre 2018), p. 13.

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