venerdì 27 gennaio 2017

Mille cherubini in coro

Il 2016, per la Libera Università di Manerbio (LUM), si è concluso con “Mille cherubini in coro, armonie natalizie in musica (15 dicembre 2016). Quel giorno, al Teatro Civico “M. Bortolozzi”, era presente il sindaco Samuele Alghisi, per festeggiare il quindicesimo compleanno della LUM.
            Come annunciava il titolo, si è trattato di un concerto canoro. Sul palco, si sono presentate Maria Letizia Grosselli (soprano), Dolores Bonifazi (mezzosoprano) e Loredana Maresca (pianoforte). La loro esibizione è stata preceduta da una breve relazione. Già in un contesto precristiano, questo periodo dell’anno era contrassegnato da danze propiziatorie per il ritorno della primavera e della luce. Nel 129 d.C., entrò a far parte della Messa del 25 dicembre l’ “Inno dell’angelo”: quello fu l’inizio di una tradizione di canti natalizi in latino. S. Francesco d’Assisi, considerato l’inventore del presepe vivente, avrebbe anche dato impulso a una tradizione di testi in volgare: tradizione, però, puramente orale. Questo finché gli inglesi Davies Gilbert (1822-23) e William Sandys (1833) non raccolsero le “Christmas Carols”: testi e melodie antichi, che ridiedero impulso all’usanza medievale dei cori per le strade cittadine. In un certo senso, questo fu un ritorno alle antiche cerimonie invernali. 

            Il concerto manerbiese è stato aperto dalla celeberrima “Tu scendi dalle stelle”, composta nel 1754 da S. Alfonso Maria de’ Liguori mentre si trovava ospite a Nola. La intonò dal pulpito la sera di Natale e il successo fu immediato. Sono seguiti altri grandi classici, come “The First Nowell” (XVI-XVII sec.), compresa nelle “Christmas Carols”, e “Joy to the World” (1719), basata sulla melodia del “Messiah” di G.F. Händel. Il titolo dell’evento, però, proveniva da “Mille cherubini in coro” (1816), arrangiata a partire da una composizione di F. Schubert: una ninnananna per il Bambinello. “Adeste fideles”, invece, non ha un’attribuzione precisa. L’unica certezza è che fu trascritta da Sir John Francis Wade da un tema popolare irlandese, nel 1743-44. L’operazione era a beneficio dei profughi cattolici rifugiatisi a Douai, a causa delle persecuzioni protestanti operate nelle Isole britanniche.
            La più internazionale di tutte era sicuramente “Stille Nacht” (1816-18), canto austriaco poi diffuso in numerose lingue. La versione italiana è “Astro del ciel”: non una traduzione, ma una libera versione del bergamasco don Angelo Meli (1901-1970), pubblicata nel 1937. “O Tannenbaum” (XVI-XVII sec., pubbl. in 1799; testo del 1819) esalta invece la condizione sempreverde dell’albero di Natale. Sono seguite alcune ninnenanne, parte del repertorio natalizio, come hanno dimostrato anche “Mille cherubini in coro” e “Stille Nacht”: esse avvicinano il Bambinello a ogni bambino del mondo, col loro comune bisogno di essere cullati. Il “Cantique de Noël” (1847) potrebbe invece essere stato il primo brano musicale a venir trasmesso via radio. Nel programma, era stato inserito anche “Amazing Grace” (1779), emblematico inno di salvezza religiosa. La conclusione è stata affidata a popolarissimi brani incisi da Bing Crosby (1903-1977): “Let It Snow! Let It Snow! Let It Snow!”, “Jingle Bells” e “White Christmas”. Le armonie natalizie si sono così chiuse nel segno della neve, simbolo del fascino che le feste invernali hanno al di là di ogni confessione religiosa: il sonno della vita in attesa di una nuova luce.


Pubblicato su Paese Mio Manerbio, N. 116 (gennaio 2017), p. 15.

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