giovedì 26 gennaio 2017

Il Canto di Natale

Il 27 novembre 2016, il Teatro dei Bambini è arrivato alla sua terza puntata. Presso il Teatro Civico “M. Bortolozzi” di Manerbio, la compagnia “IL NODO Teatro” ha messo in scena un classico in ogni senso: “Il Canto di Natale”. Com’è noto, la vicenda è tratta da un romanzo di Charles Dickens  (Landport, Portsea, 1812 - Gadshill Rochester 1870), pubblicato nel 1843. Proporlo a un pubblico di bambini è stato facile, dato il carattere semplice e fantastico della vicenda. Cifra stilistica, peraltro, tipica di Dickens, che travestì i propri infelici ricordi d’infanzia e i problemi sociali di Londra con un manto quasi fiabesco. 

Sul palco del Bortolozzi, sono saliti Francesca Carini, Danilo Furnari, Ferdinanda Onofrio e Fiorenzo Savoldi, diretti da Raffaello Malesci.
            La trama era quella consueta. Ebenezer Scrooge, ricco uomo d’affari londinese, è detestato e abbandonato da tutti per un’ovvia ragione: disprezza qualunque cosa non gli frutti denaro. Non ha affetti, impreca contro le festività che fermano il commercio, odia la beneficenza e lesina persino le candele al suo impiegato. Il suo unico amico era il suo socio in affari, Jacob Marley; ma egli morì proprio in una notte di Natale, festa che Scrooge detesta anche più delle altre. Il Natale, infatti, è la ricorrenza più d’ogni altra legata al culto dei rapporti umani.
Nell’anniversario del proprio decesso, il fantasma di Marley avverte il socio del destino da anima in pena che attende anche lui. Lo seguiranno tre spiriti, che guideranno Scrooge attraverso le ombre del passato, del presente e del futuro.  Il vecchio inaridito si ritrova così ragazzino, sognante sulle pagine dei libri preferiti, e giovane commesso benvoluto dal titolare: «Lui sapeva farci stare bene sul lavoro…» Il Natale presente, invece, mostra la semplice letizia in casa di Bob Cratchit, il dipendente di Scrooge. Il cibo è poco, i vestiti non molto eleganti, ma la cerchia degli affetti basta a rendere speciale la festa. L’unica ombra è dover brindare alla salute di quell’arcigno datore di lavoro. Il finanziere è escluso anche dalla festa del nipote, alla quale non ha voluto accettare l’invito. Peccato davvero, perché si sta perdendo tanti giochi di società e un idillio nascente.
Il futuro è il più spaventoso. Un fantasma incappucciato mostra a Scrooge i colleghi della Borsa di Londra che nicchiano all’idea di andare al suo funerale e i ladri che rivendono la biancheria strappata alla salma. Le uniche espressioni di dolcezza sono per il figlio più piccolo di Cratchit, morto di malattia e deperimento.
Sconvolto, Scrooge si risveglia dalle visioni profondamente cambiato. La coscienza di poter sprecare la propria esistenza ha inoculato in lui un potente amore della vita e la voglia - finalmente - di rapporti gioiosi. Regala ai Cratchit un tacchino enorme e diventa un secondo padre per il piccolo di casa, che non morirà. Accetta anche l’affetto e l’invito del nipote.

A metà tra fiaba e romanzo gotico, il “Canto di Natale” fonda la propria suggestione su un elemento: la necessità di svegliarsi, di scoprire i propri desideri più profondi dietro la crosta delle ambizioni e del cinismo. Qualunque cosa si possa guadagnare in vita, nulla resta davanti alla morte, se non il gusto d’aver apprezzato le occasioni di gioia.

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