sabato 16 luglio 2016

Non ci sono più le mezze stagioni

Nell’estate meno estate che si possa immaginare, un concerto non può che intitolarsi “Non ci sono più le mezze stagioni”. Così, infatti, è stata chiamata l’esecuzione manerbiese delle “Quattro Stagioni”, i primi concerti grossi per violino di Antonio Vivaldi (Venezia 1678 - Vienna 1741), compresi ne “Il Cimento dell’Armonia e dell’Inventione”. Gli spartiti uscirono nel 1725, per i tipi di Michel-Charles Le Cène, ad Amsterdam; Vivaldi, però, disse di averli composti prima di quell’anno. Sono uno dei primi esempi di “musica a programma”, ovvero a tema: un esempio di quel gusto barocco per l’ingegnosità, la novità, l’abilità esecutiva. In questo caso, la bravura del compositore sta nel saper usare i suoni per riprodurre le atmosfere di ciascuna stagione, coi rumori, ma anche i colori, i profumi e le temperature. 
            A Manerbio, le “Quattro Stagioni” sono state proposte al Teatro Civico “M. Bortolozzi”, il 19 giugno 2016. La locandina prevedeva una collocazione all’aperto, nel portico di Palazzo Luzzago; il clima più fresco del previsto ha indotto a cambiar luogo. Per ironizzare sul fuori programma, è stato anche mutato l’ordine di esecuzione dei concerti: l’ “Estate” è arrivata per ultima, come buon auspicio.
            L’evento era stato organizzato dall’Associazione Micrologus, che si occupa anche di educazione musicale in età prescolare. A esibirsi era l’Ensemble Bazzini, accompagnato dal clavicembalo di Edmondo Mosè Savio. L’Ensemble è un quartetto d’archi composto dai violinisti Daniela Sangalli e Lino Megni, dalla violista Marta Pizio e dal violoncellista Fausto Solci. Per l’occasione, si era aggiunto il violino di Cesare Zanetti. Il nome ricorda Antonio Bazzini (Brescia, 1818 - Milano, 1897): compositore bresciano, virtuoso del violino, direttore per anni del Conservatorio “Giuseppe Verdi” di Milano.
            Oltre ai celebri concerti di Vivaldi, ne è stato eseguito uno di Georg Friedrich Händel (Halle an der Saale 1685 - Londra 1759), sempre per clavicembalo e archi.

            Le presentazioni sono state affidate alla voce di Luciano Bertoli, che ha anche declamato i sonetti accompagnatori delle “Quattro Stagioni”: composti forse da un anonimo, forse da Vivaldi stesso. L’Autunno descriveva l’ebbrezza (non metaforica) per i frutti della vendemmia e una battuta di caccia. L’Inverno era un tripudio di ghiacci (insidiosi per il cammino), di venti e di pioggia. La Primavera era impersonata da un pastorello dormiente accanto al cane e dalle danze delle ninfe. L’Estate era tutta un ronzio di calabroni nella calura e un fragor di temporali. La presenza di questi versi, per quanto convenzionali, si inseriva bene nell’intento di Vivaldi: unire - grazie all’ingegnosità - tutte le arti e le sensazioni, per gustare le sfumature annuali della natura.

Pubblicato su Paese Mio Manerbio, N. 110 (luglio 2016), p. 6.

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