sabato 18 aprile 2015

L’universo femminile e María Zambrano al “B. Pascal” di Manerbio

“Uomo, sei capace d’essere giusto? È una donna che ti pone la domanda […] cerca, indaga e distingui, se puoi, i sessi nell’amministrazione della natura. Dovunque li troverai confusi, dovunque essi cooperano in un insieme armonioso a questo capolavoro immortale.” Così scriveva Olympe de Gouges, autrice della Dichiarazione dei diritti della donna e della cittadina (1791). A lei è dedicato il ciclo di conferenze L’universo femminile: vita e pensiero nella diversità di genere, organizzato presso l’I.I.S. “B. Pascal” di Manerbio dall’associazione locale “Donne Oltre”. La coordinatrice è la prof.ssa Rosaria Tarantino, docente presso l’istituto ospite. L’iniziativa ha avuto la fattiva attenzione dell’amministrazione comunale. Il ciclo è stato inaugurato il 17 aprile 2015 da Paola Coppi, dottore di ricerca in filosofia politica all’Università di Verona. Il titolo da lei portato è stato: María Zambrano. Storia di una speranza in cerca del suo argomento. María Zambrano (Vélez-Málaga 1904 – Madrid 1991) fu una personalità contesa fra letteratura, filosofia e politica. Fu esiliata dopo la guerra civile e, per quarantacinque anni, peregrinò dal Messico a Cuba, da Roma alla Svizzera. Fu una delle prime donne a insegnare filosofia a Madrid, nonché la prima a ricevere il Premio Cervantes. I suoi maestri furono: José Ortega y Gasset innanzitutto, poi Manuel García Morente, Xavier Zubiri e J. Besteiro. Oggetto della relazione, però, è stata soprattutto l’originalità del suo pensiero. La Zambrano sentì il bisogno di fondare una “ragion poetica”, ovvero un metodo di pensiero che impiegasse l’intuizione per cogliere e accettare l’eterogeneità del reale. La critica di lei va alla “ragione razionalista”, in quanto chiusa, assoluta, violenta, incapace di accettare il mistero, il sacro, il vitale e il concreto. Le tematiche a lei più care sono: lo spirito di sacrificio come caratteristica del popolo spagnolo, la morte come fonte di trasfigurazione e nuova vita, l’esilio come stile di vita (ripartire sempre, per adattarsi alla mutevolezza dell’esistenza). Il legame fortissimo con la sorella Aracoeli e con la madre la portò a valorizzare la “sorellanza”. La speranza a cui si riferisce il titolo della conferenza è l’intima necessità di “andare avanti”, non ripiegarsi sulla congiuntura storica e guardare a un orizzonte ampio. In questo senso, la speranza intesa dalla filosofa è ciò che permette di vivere con gli altri. 


            Per quanto riguarda i legami fra pensiero e diversità di genere, giova ricordare che la “ragion poetica” della Zambrano è alquanto simile a quella di Friedrich Nietzsche, ma non è stata altrettanto posta sotto i riflettori. Anche a chi non avalla la “guerra fra i sessi” è evidente come la mediazione maschile – spesso – non abbia saputo valorizzare il pensiero femminile.

La prof.ssa Rosaria Tarantino si è preoccupata di inviarmi una precisazione: "Il ciclo non è dedicato a Olympe de Gouges, ma ha lo scopo di rintracciare il valore e il ruolo che le donne hanno avuto in tutti gli ambiti, nello specifico in filosofia e in letteratura, ruolo misconosciuto perché la ricostruzione del passato è stata operata a lungo da voci maschili." La suddetta citazione di Olympe de Gouges compariva comunque sul volantino che illustrava il programma del ciclo.

Pubblicato su Paese Mio Manerbio, N. 95, aprile 2015, pag. 9.

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