mercoledì 17 settembre 2014

Cairoleide

Poemetto eroitragicomico sull’assedio dell’Ordine goliardico del Labirinto
al Collegio Cairoli di Pavia
(23 aprile 2013)



Stanca è la Diva di cantare l’ire,
l’arme, gli amori e siffatte boiate,
poiché spesso barbati di Morfeo
alunni la tediarono grattando
le corde a mendicar balordi allori.
Dissemi dunque, quand’io la evocai
suonando alla porta numero sette:
“Ancor le chiome ho nella spugna avvolte
e sul fornello vivanda fumante:
trova tu –te ‘l concedo- la materia
al canto, che nova sia e immortale.”
Si faccian da parte Achille bilioso,
quel ribaldo d’Ulisse e il pio Enea
che in dubbie crociere il tempo consuma;
vada Orlando col senno sulla luna
e si tenga Goffredo i santi segni.
La vera Troia per cui si soffrì
è sul Ticin e da esso ha nome;
quali uccelli dal disio chiamati,
quivi s’adunano molti studenti,
de’ quali il fior fiore ha lunghi mantelli
e acuto berretto rivolto all’insù.
Or mi soccorrano i lor santi numi,
spirando ciò ch’è ignoto alla Diva
falsa e bugiarda de’ gravi poeti:
mi dia Bacco in parole l’ardire,
Tabacco innalzi il mio canto qual fumo
e Vener prepari infine il ristoro.
Loro mi narrino come si giunse
del Collegio Cairoli al duro assedio...


Il poemetto completo è scaricabile gratuitamente da qui.

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