martedì 10 luglio 2018

Piccoli (e giovani) bandisti crescono


Suonare per crescere? La Civica Associazione Musicale S. Cecilia di Manerbio crede che sia possibile. A questo scopo, propone corsi per bambini e ragazzi, divisi per fasce d’età e tipologie di strumenti. Il 31 maggio 2018, al Teatro Civico “M. Bortolozzi”, si è tenuto il saggio conclusivo dei suddetti cicli di lezioni. 
banda manerbio saggio finale 2018

            Era presente il presidente della “S. Cecilia”, Mario Fiorini, che ha salutato i convenuti. I brani eseguiti sono stati presentati da Davide Mor, maestro di musica d’assieme. Quest’ultimo corso si occupa di porre le basi di ciò che si fa in una banda: suonare insieme, affiancando strumenti assai diversi.
            I primi a esibirsi sono stati i bambini del corso propedeutico, diretti da Fabio Berteni. Al flauto dolce, hanno eseguito motivi come un brano della tradizione inglese, o un calypso intitolato “Mary Ann”.
            Adolescenti erano, invece, quasi tutti i ragazzi della classe di percussioni. Li ha diretti Enrico Pellegrini. Fra gli strumenti “insoliti” da loro impiegati, si segnala sicuramente il triangolo (suonato dal più giovane). Il vibrafono e lo xilofono si sono invece aggiunti per suonare la famosissima “Cucaracha” messicana. Anche il maestro Pellegrini si è esibito alla batteria insieme agli allievi. Il pezzo conclusivo della classe di percussioni è stato un esercizio ai timpani.
            La più lunga e curiosa è stata la parte della serata dedicata al corso di musica d’assieme. Essa era legata da un filo conduttore: una storia zen dal titolo “L’utilità del sasso”. La protagonista, per l’appunto, era una pietra: solitaria e triste, perché convinta che la sua esistenza non avesse senso. Un uccellino passò in volo e desiderò riposarsi. Intorno, non c’erano appoggi - tranne, appunto, quel sasso. Dopo che il volatile si fu ristorato, la pietra comprese il proprio ruolo nell’universo.
            Gli allievi di ciascun corso hanno eseguito due brani. Il primo di ciascuna coppia era stato composto da Davide Mor e Alessandro Palazzani ed era ispirato proprio alla storia zen di cui sopra. Il secondo era di provenienza estremo-orientale.
            La vicenda dell’uccellino e della pietra era così suddivisa in: “Into the Wood” (= “Nel bosco”), con suoni che imitavano vento e pioggia; “Little Bird” (= “Uccellino”); “The Sad Stone” (= “La pietra triste”); “The Happy Stone” (= “La pietra felice”); un brano conclusivo che armonizzava e metteva in contrappunto tutti i precedenti.
            I pezzi asiatici eseguiti erano invece canzoni folk: “China Moment” (cinese); “Feng Yang Song” (cinese); “Sakura” (giapponese); “Ming Court” (cinese); “Arirang” (coreana). Quest’ultima, insieme al brano conclusivo della storia zen, è stata suonata dagli allievi del corso di perfezionamento. Essi hanno proposto anche “Laideronnette, impératrice des pagodes” (= “Laideronnette, imperatrice delle pagode”: marcia veloce tratta dalla suite “Ma Mère l’Oye” (= “Mamma Oca”) di Maurice Ravel (Ciboure, 1875 - Parigi 1937). Come suggerisce il titolo, la suite si ispira al celeberrimo libro di fiabe di Charles Perrault (Parigi 1628 - ivi 1703): “Racconti di Mamma Oca” (1697).
            Il finale è stato affidato all’inno nazionale giapponese “Kimigayo”: brevissimo, ma intenso, augura all’imperatore un regno di migliaia di generazioni, “finché i ciottoli/divengano rocce/ coperte di muschio”. Giusto per tornare al tema della pietra e al gusto nipponico per la natura.
La serata si è conclusa con un’esplosione di coriandoli, nonché con le parole di Mor: «Non facciamo solo musica: facciamo anche gruppo».

Pubblicato su Paese Mio Manerbio, N. 133 (giugno 2018), p. 12.

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