mercoledì 4 luglio 2018

Vincenzo Calò intervista... Antonella Polenta

immagine di Antonella Polenta
Antonella Polenta è nata a Roma dove vive e lavora. 
Dopo essersi occupata di studi epidemiologici e sociali, attualmente lavora in campo idrografico.
Ha diverse pubblicazioni scientifiche e divulgative all’attivo, ma la sua passione per la scrittura l’ha condotta a varcare mondi fantastici tanto da indurla a scrivere poesie, racconti e romanzi.
Al momento attuale i libri pubblicati sono sette.
Il penultimo, Talvolta un libro, pubblicato dalla Elmi’s World, è un romanzo storico ambientato nel Medioevo.
L’ultimo, Nel Cerchio del Tempo, edito da Germani Ed., attualmente in formato e-book, è un testo fantasy per ragazzi.          
Benvenuta Antonella! Ma è da studiosi comporre un’opera letteraria, e di qualsiasi genere?
Secondo me non è necessario possedere titoli accademici per scrivere un’opera letteraria, di qualsiasi genere essa sia. Avere però un buon background culturale, acquisito a livello scolastico o da autodidatta, è utile per far sì che il testo non risulti banale.
La Letteratura pensi che non venga assorbita scolasticamente? Se sì, perché?
Non credo che nella scuola di oggi venga assorbita la Letteratura, a meno che non ci siano insegnanti particolarmente illuminati.  
I minori dispongono di un’emotività che volge all’eroico, che temi che non riescano più a mantenere? Per riconoscere un qualsiasi aspetto reale, urge per paradosso distaccarcisi?
Alcuni bambini probabilmente riescono ancora a estrinsecare la propria emotività e purezza d’animo con atti eroici. I più riescono a farlo soltanto nascondendosi dietro videogiochi o dimensioni virtuali, dato che il contatto umano è sempre più mediato dai mezzi elettronici.
Hai a che fare con la reciprocità in ambito sentimentale, senza problemi e/o con piglio poetico?
Non ho difficoltà nel rapportarmi in ambito sentimentale, ma a seconda dei momenti prevale il piglio poetico o al contrario quello prosastico! E poi ognuno di noi può essere diverso a seconda del partner che si ha affianco.
È mai possibile che irrompa la Noia contemplando la Natura? Ciò dipende assolutamente dal fatto di credere o no in un Dio? Sinceramente, d’impulso, ti affascina la Guerra o la Pace?
Mi piace ritrovarmi a contatto con la Natura e di conseguenza contemplarla, soprattutto se si tratta di visioni che si estendono a perdita d’occhio. Con questa espressione intendo spazi in cui la vista si spinge fino all’orizzonte. Nei paesaggi sconfinati è più facile accogliere il concetto di Dio, forse per l’immensità di ciò che vedi e che ti circonda. Certo, la Noia potrebbe subentrare, soprattutto se il tempo di osservazione si dilata troppo. Una contemplazione estatica di ore dinnanzi a un fiore, seppure meraviglioso, non fa per me. Senz’altro mi affascina più il concetto di Pace che di Guerra. Sarebbe bello poter pensare a un mondo senza odio, né ostilità, fatto di amore e serenità. Credo, però, che un mondo del genere non possa essere popolato da esseri umani.
La macchina del Tempo, fosse un comune mezzo di trasporto, a quale la paragoneresti, come la guideresti?
Pensando alla macchina del Tempo non ho mai pensato ad un vero e proprio veicolo come nel film Ritorno al futuro e neppure ad una sorta di ascensore che trasporta la materia a grandi distanze in un tempo infinitamente piccolo. Piuttosto mi sono sempre immaginata un grosso cubo, una sorta di cervellone elettronico, di fronte al quale con una serie di comandi potevo scegliere la destinazione e l’epoca in cui proiettarmi. A volte mi sarebbe piaciuto spingermi nel futuro, il più delle volte rituffarmi nel passato, in un passato molto lontano per scoprire ciò che la Storia non ha ancora scoperto e forse mai scoprirà. La dimensione Tempo mi ha sempre attratta tant’è che nella mia ultima opera, a chiusura del racconto, ho inserito questo aforisma: “LA FINE STA SEMPRE ALL'INIZIO DI QUALCOSA CHE È DESTINATO A PERDURARE NEL TEMPO”; per indicare la ciclicità e l’inizio di una nuova e stimolante avventura. In ogni caso se la macchina del tempo fosse un mezzo di trasporto la paragonerei a un’Aston Martin coupé, opportunamente modificata dal maggiore Boothroyd, responsabile del Settore Q…!
Adeguarsi alle diversità serve a riconoscere almeno un portatore sano di valori nient’altro che moderni? È impossibile scoprire una nuova forma di civiltà?
Sinceramente non so se si possa ancora scoprire qualche nuova forma di civiltà, forse aggiungere qualche dettaglio, qualche informazione in più su civiltà poco conosciute… come la civiltà che è stata spinta a tracciare nel deserto del Perù meridionale dei geoglifi raffiguranti gigantesche figure geometriche, animali e piante, le cosiddette linee di Nazca, beh questo sì, potrebbe verificarsi. Oppure aggiungere qualche tassello alla conoscenza dei popoli che si insediarono in Italia, tipo gli Osci, i Volsci, i Messeni, tanto per citarne qualcuno. È proprio per questa mia indomita curiosità, che come un puledro senza freni mi spinge in territori vergini, che mi sono appassionata al fenomeno dei Crop Circles, ovvero dei cerchi nel grano, altresì detti agroglifi; che fecero la loro prima comparsa in Inghilterra intorno agli anni ‘80 del secolo scorso e che poi si sono ampiamente diffusi nel mondo… a tal punto da scrivere la storia fantastica per ragazzi, intitolata Nel Cerchio del Tempo, nella quale i tre protagonisti si ritrovano a vivere incredibili esperienze sotto l’occhio vigile, partecipativo, talvolta terrificante di alcune divinità Assiro-Babilonesi.  
Ti piacerebbe passare alla Storia, o è bello anche solo seguirla?
Indubbiamente può essere stimolante seguire la Storia, ma è adrenalinico finirci dentro…!
Nel cerchio del tempo (Germani Ed.)
Un fantasy nient’affatto difficoltoso alla lettura, con la narrazione che comincia spuntando come un “giallo”, dati dei ghirigori impressi nella terra ebbra di un frumento all’apice della maturazione, in piena estate.
Un terzetto di ragazzini fa allora una scoperta sensazionale, che si accentua per mezzo di sassi contrassegnati ambiguamente, come a dover entrare in una dimensione straordinaria, e rapportarsi con entità rievocanti la Babilonia e civiltà affini, perse nella notte dei tempi.
Esseri innocenti avranno di che viaggiare, affrontando ostacoli che non ammetteranno repliche, per cui sarà indispensabile trovare delle soluzioni a svariati rebus, al fine di rimpossessarsi delle trascrizioni del Fato e far tornare così il sereno nel cosmo, ossia l’ordine delle cose.
Godibile l’argomentazione pagina dopo pagina, che sorprende, ribadisco, traendo origine pressoché dalle prodezze dei miti della Babilonia e degli spiriti annessi, contribuendo così a rinnovarne la curiosità.
Difatti, traspaiono figure divine a contatto con delle persone come tante, tipo Ninurta, un mitico combattente che si alternerà con un altro Dio degli arcani, tale Marduk; senza contare la presenza del massimo esponente dei dettami della sorte, l’oramai sprovveduto Enlil, oltre alle incursioni della viziata ma incantevole Inanna-Ishtar, ai cattivi intenti di Nergal e alle prestazioni che garantiranno esseri speciali quali Anzu e Asag.
La meraviglia riguarda dubbi per cui si esigono soluzioni da cogliere al volo, spezzando incantesimi, cioè attivandosi in maniera cruenta, affinché i buoni prevalgano definitivamente sui cattivi; col cuore che non smette di battere dolcemente, facendo sospirare chi cerca riferimenti agli amorosi sensi tra le parole.
Colui che pare maggiormente avvezzo a battagliare usando il cervello con scaltrezza si chiama Filiberto, un undicenne conficcato in un silenzio tutto suo.
Il linguaggio in questo libro è sciolto, magari denso di studi praticati con passione dall’autrice, ma che non complessano l’immaginario ai lettori; a cui si consiglia l’opera se si prediligono da sempre quelle storie cariche d’illusioni per cui girarci intorno con entusiasmo, ingenui giusto per rimanere sorpresi, e con la passione per l’enigmistica.
Invitante la riproduzione del testo, con una strutturazione pragmatica che si rivela ineccepibile.
Lungo il percorso i giovanissimi protagonisti matureranno denotando come sia incontenibile la curiosità verso se stessi, tra debolezze splendide in virtù di doti certe se legate con forza d’animo.
Il racconto si evolverà in saga, dimodoché si potrà costituire un seguito di appassionati dalla tenera e complessa età, pertanto auguro ad Antonella di fare la concorrenza a quella di Harry Potter; constatando anche delle atmosfere fiabesche riconducibili ai classici della narrativa radicata negli animi delle popolazioni del nord dell’Europa, un particolare che non sconvolge assolutamente lo stile british, stuzzicante in toto, addirittura l’idea di varcare i confini nazionali per la diffusione dell’opera.
La vastità della scrittura si delinea con figure e passatempi che nutrono l’intelletto; con una cura che comporta quel garbo nel provocare sensazioni ottimizzanti un’epoca storica a una condizione eterea, e di conseguenza quell’entusiasmo nel riaprire i libri di Storia per sapere sempre di più a proposito di entità che hanno segnato l’epopea di sumeri, assiri, babilonesi ed egizi.
PolentalibroIl libro, aldilà dell’aderire immensamente ai gusti giovanili, rievoca quella sorta d’intrattenimento caro ai nostalgici del ventennio precedente agli anni duemila, con film seguitissimi tanto da invogliare all’avventurosa ricerca storica venata di sospetti, aventi protagonista il personaggio d’Indiana Jones; senza contare quelle immaginifiche serie di successo riprodotte sotto forma di videogame!
L’opera per ora si caratterizza per la lettura in un formato prettamente virtuale, come ad annuire al futuribile, aumentando la propensione al racconto, così da rinsaldare la morale senza esclusione di colpi; e distaccarsi egregiamente a un certo punto dalla narrazione classica, che quindi esce fuori alla portata di tutti provenendo da un’intima vocazione spirituale.
La sensazione tra le righe è che un’ambigua presenza s’impadronisca della scrittrice indirizzandola alle accezioni attuali che vanno più in voga per mezzo di vecchi significati che si riferiscono strettamente all’agone umano.
E di certo Antonella Polenta proseguirà col racconto, cosicché i lettori faranno razzia d’intrighi fantasticando nuovamente, con avventurosa perseveranza, al di sotto di ogni sospetto…!
Immedesimandosi in dei ragazzini all’apparenza innocui, al cospetto di presenze straordinariamente coinvolgenti nel bene come nel male, ovvero due elementi enfatizzabili per mistero e/o magia; coi toni oscuri che non mancheranno, come giusto che sia, e non tralasciando dei legami sentimentali, quelli che si vengono a creare per poi farli rimanere sospesi.
Merito di una casa editrice, la Germani Editore, che nel corso del tempo sta spiccando trattando determinate argomentazioni, invitando cioè alla riconsiderazione dei valori assoluti ma sempre realisticamente.

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