venerdì 7 marzo 2014

Il porto e il vento



Il passo lungo di Lui mi affianca, assieme alle sue parole. «Tu non sei una locomotiva stanca» medita, riprendendo una mia affermazione. «Anzi… in questi ultimi tempi, hai accelerato. E io… restavo indietro a guardare».
            Rimastico. Sì: ho accelerato. Sono corsa incontro a nuovi interessi, nuove compagnie, nuove esperienze, nuove estetiche – a una vita nuova- senza aspettarlo. A un punto tale da non saper più chi fosse Lui –e chi fossi io. Offesa indicibile o ineluttabilità? Comunque, era scritto nel mio carattere. Se devo errare, erro più per eccesso che per difetto, per avventatezza più che per paura. Anzi, ho una sotterranea fobia della prudenza. La virtù dei morti che seppelliscono i propri morti, mi dico. In un certo senso, quel che ho di prudenza è tutto alienato in questo angelo ossuto e dimesso, la cui unica –fondamentale- temerarietà è stata quella di voler cavalcare una puledra pazza. Io e Lui ricordiamo l’immagine della vergine con l’unicorno –ma invertita.
            In un certo senso, anche Lui ha peccato: d’inerzia. Si è beato nel vortice della sua ragazza di fuoco, finché lei non gli è sfuggita di mano. Anche se io –la ragazza di fuoco- non so perdonarmi per aver agito secondo il mio essere. Non so perdonarmi per aver quasi perso di vista il tesoro di sogni, affetti e progetti che è tutto qui, racchiuso in questo suo lungo passo.
            «Ora, non resterò più a guardare. Se lo riterrò necessario, mi opporrò, ti fermerò. Perché tu tendi a farti male» mormora. «Era ora!» rispondo io. E non so se sia sollievo o sfida. Avverto nella sua voce un velo di slancio e mi piace. Da tempo, nell’amore non cerco più il porto, ma il vento.
            Questo dialogo ha il sapore d’una ri-partenza. I dissidi fra me e Lui, scoppiati in una catarsi acuta, hanno fatto posto a una mia nuova pelle. Lui ci metterà più tempo. Lui è lento come le montagne.
            Siamo una coppia paradossale e honni soit qui mal y pense. Come tutti i ragazzi che si amano –direbbe J. Prévert- non ci siamo per nessuno.

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