mercoledì 15 gennaio 2014

À la fin de la décadence





«Ho letto, ho letto…» sospira G., adagiandosi sullo schienale della sedia. Si riferisce al post Goliardia e Università, pubblicato su questo blog e che io gli ho inviato. G., in un certo senso, è una memoria della storia recente dell’università. Partecipò al Sessantotto, ma senza potersi permettere di saltare gli esami. Organizzò assemblee. Studiò gratuitamente in un periodo in cui un certo tipo di meritocrazia lo consentiva; fu, al liceo, il “figlio di pezzenti” al quale venivano chiesti i compiti da copiare, ma che veniva ignorato nel resto della vita sociale –per la quale, peraltro, avrebbe avuto a malapena l’ “abito buono” da indossare. «Il Sessantotto fu un dire: “Basta, ci siamo stancati di questo!”» chiosa, ripensando al trattamento riservatogli da quei “bennati” compagni di liceo.

            «Quelle che leggo sul Suo blog sono pagine belle. Ma ci sono cose che voi ragazzi di oggi non potete capire… perché non le avete vissute. È cambiato molto, nel corso di questo secolo breve…» Lo fisso negli occhi. Questo è uno dei suoi monologhi malinconici e vibranti, che io raramente ho modo –o desiderio- di interrompere.

            «L’ironia, lo sbeffeggiamento, la satira, oggi, circolano per molti canali, da Altan a Crozza. Non sono più esclusivamente vostre. Ciò che fate non è male… Semplicemente, non potete aspettarvi che sia attrattivo per molti. Intanto, il peso di voi studenti negli organi d’ateneo è quello che è… Il rettore può ben farsi fotografare con voi goliardi, ma è un episodio di folklore. Non siete voi a eleggere il Magnifico. Poi, c’è anche il fatto che siete portatori di una tradizione culturale. Il che significa che siete sconfitti dall’happy hour, dal mercoledì studentesco, dalla gente sbronza che vomita per strada. Ho avuto da poco la notizia d’una quattordicenne finita in coma etilico a tarda notte. Sul suo cellulare non è stata ritrovata neppure una chiamata da casa. Tua figlia non ancora rientrata, all’alba… e tu, genitore, che te ne infischi…» G. è ciò che qualcuno definirebbe “fuori moda”. Ma chi è “fuori moda” non sempre ha torto.

«Questo è il (tristissimo) tempo di cui siete figli. Ciò che voi goliardi riuscite a fare è trovare qualche spazio di gioia vera, in mezzo alla gioia isterica generale. Ma ciò significa che il vostro stile di vita è per pochi. E questo non è tempo per le élite. A meno che non siano élite di potere… Potrebbe cambiare qualcosa, se tutti i Magnifici Rettori d’Italia si riunissero e decidessero che l’università, nel nostro Paese, deve tornare a essere un faro. Ma non lo fanno…»

            «Noi non vogliamo potere» riesco a dire. Vogliamo essere noi stessi. Anzi, abbiamo perfino un certo rigetto per la facile presa sulle masse.

«Lo so… siete gli ultimi romantici». G. sorride, in modo paterno, ma con una piega d’amarezza. «Il problema non siete voi. Non è il messaggio che mandate. Sono le orecchie che lo ricevono a essere sporche. Gli ultimi decenni sono stati rovinosi, in questo senso… La scandalizzerò, userò un’espressione… goliardica… ecco… La figa. Quella che, per noi, era un sogno e un mito, ora è sporcata. È un esempio di ciò che è stato fatto dalla cultura degli ultimi vent’anni…» (Non vorrei nominare il sempiterno Citizen B., per non dare a questo post il taglio politicoide che non ha. Però, il riferimento è quello). «Pensi a ciò che sta succedendo ora in Francia con Hollande, per la sua storia extraconiugale con quell’attrice… Io disapprovo il moralismo, intendiamoci. Queste sono cose umanissime. Però, la Francia ha reagito come un Paese normale. Non è come quaggiù, dove un primo ministro non soltanto va con le minorenni, ma se ne vanta e pretende di uscirne impunito… dove “è normale” usare un linguaggio da caserma nei confronti di un ministro straniero in una telefonata intercettata… e una serie d’altre cose. La questione non è la fragilità morale, ma l’ostentazione compiaciuta… il fatto che un uomo possa far credere che l’impossibile è possibile… Allora sì che si crea emulazione. Allora sì che chiunque si permette quel che vuole… e non si può più parlare del piacere e del corpo in modo innocente, come voi goliardi fate. Perché questo tipo di mentalità li vede sporchi. Ha mai sentito parlare dell’Ordine della Giarrettiera? È l’onorificenza più ambita nel Regno Unito… Ebbene, nacque quando un re si chinò a raccogliere la giarrettiera caduta a una dama e gliela riconsegnò con fare cortese. Agli astanti maliziosi, rispose: «Honni soit qui mal y pense! “Chi pensa male sia vituperato!”»

            Sorrido. «Sarebbe stata una goliardata meravigliosa!»

G. sorride di rimando. «Eccola, la vera libertà… Quella che non ha bisogno d’essere ostentata… La semplicità nell’opporsi a chi vede il male là dove non c’è».

Ecco, penso, tutto quello che cerco coi miei “fratelli”. La libertà di non “far presa sulle masse”, perché è meglio vivere un giorno da se stessi che cent’anni da pupazzo in vetrina. La rinuncia contraria a quella di Alberich: cedere il potere in cambio dell’amore. L’oro del Reno è fatto per sonnecchiare sul fondo del fiume. Per me, non chiedo altro che di poter essere l’empire à la fin de la décadence. Tutto il resto è vanità.

4 commenti:

  1. Apprezzato moltissimo (anche se temo sia stato scritto da una pavesina ;-) )

    Skizzo SOM

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  2. Apprezzato molto seppur io tema sia stato scritto da una pavesina. ;)

    Skizzo SOM

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