domenica 4 agosto 2013

Chi sono?



Non so per qual dispetto di destino o fortuna, più annuso la contemporaneità, meno me ne sento parte. Il Novecento –il secolo di plastica e televisione, dittature e cerchiobottismo, consumi e miseria, futurismi e crepuscoli- mi parla meno d’ogni altra epoca. Il secolo presente è neonato, dunque non ha ancora la parola. Non mi serve ad alcunché cercare in manuali di storia e giornali. Gusti e pregiudizi del XX secolo mi scivolano addosso. Probabilmente, sono una dei pochissimi che, quando vedono una croce celtica, pensano ai monaci irlandesi anziché agli Skinhead. Oppure, che guardano all’università come a un’associazione di professori e allievi, finalizzata alla libera coltivazione del sapere. Il che implica un’allergia a burocrazia e ideologismi.
            Chi sono io, allora?
Io amo Faust e la sua ricerca senza meta, la sua vita perpetuata dal Desiderio in quanto tale. Amo Parsifal, il “puro folle” che non conosce neppure il proprio nome e si riscatta solo quando perde l’innocenza. Amo i clerici vagantes, nei quali “alto” e “basso” si fondono, ridefinendosi a vicenda. Ho una scala di valori “borghese”, nel senso in cui l’avevano Guido Guinizzelli e Giovanni Boccaccio: la “nobiltà” è cosa dell’intelletto e non del sangue; in una persona, apprezzo più un po’ di cultura o talento che tutti i cognomi del mondo.
Amo Cecco Angiolieri e la sua insofferenza a prendere (e prendersi) sul serio. Amo Salomé e la sua solitudine insaziata.

Amo Cristo, con la Sua misteriosa natura e il Suo essere nel mondo, ma non del mondo.

 Amo Christine de Pizan e il suo sano femminismo. Amo Laura Cereta e la sferza del suo acume. Amo Saffo e il suo tiaso trasfigurato dalla leggenda.
Amo l’abnormità di Dracula, il suo trionfo su un mondo “evoluto” che vorrebbe negare la sua esistenza con disprezzo. Amo Anne Rice e i suoi eleganti tormenti di spirito, i suoi guizzi d’umorismo, la sensazione dei suoi personaggi di non essere “a casa” in alcun luogo. Amo William Shakespeare, l’abissalità del suo pianto e del suo riso, la compresenza di tragedia e farsa nelle sue opere come in una multiforme e barocca pittura.
Amo le maschere nude di Luigi Pirandello e il loro umorismo, la cui ambiguità è Verità paradossalmente assoluta.
            Se è vero che ognuno di noi è ciò che ama, questa ricognizione è tutto quel che mi serve per rispondermi.

2 commenti:

  1. questo non lo avevo ancora letto.......mi era sfuggito..brava come sempre, anche sotto i riflettori di una luce nuova ^_^

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    1. Sei troppo buono tu, invece... :p Come va? :-) P.S. La tua Firenze è stupenda. Non che ne dubitassi... ;)

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