lunedì 5 agosto 2013

Spleen





“Mi trovai d’improvviso in imbarazzo, ma, allo stesso tempo, conscio di come Armand ascoltasse; che ascoltava nel modo in cui sogniamo che gli altri ascoltino, col volto che sembrava riflettere su ogni cosa detta. Non si affrettava a cogliere al volo ogni mia minima pausa, ad anticiparmi prima che il pensiero fosse completato, o a controbattere per un rapido, irresistibile impulso –cose che spesso rendono il dialogo impossibile.
            E, dopo un lungo intervallo, disse: ‘Ti voglio. Voglio te più d’ogni cosa al mondo.’
Per un attimo, dubitai di ciò che avevo udito. Mi colpì come fosse incredibile. Ed ero disperatamente disarmato da ciò e l’indicibile visione del nostro vivere insieme si espandeva e obliterava ogni altra considerazione nella mia mente. […] ‘Tu vuoi questo da me, eppure non vieni da me’ disse. ‘Ci sono cose che vuoi sapere e non le chiedi. Vedi Claudia scivolar via da te, eppure sembra che tu sia incapace di evitarlo, e allora lo affretteresti, eppure non fai nulla.’
‘Non capisco i miei stessi sentimenti. Forse, sono più chiari a te che non a me…’
‘Non cominci a capire che mistero tu sia!’ disse.
‘Ma, almeno, tu conosci te stesso pienamente. Io non posso affermarlo’ dissi. ‘La amo, eppure non le sono vicino. Vuol dire che, quando sono con te come lo sono ora, so che non conosco nulla di lei, nulla di nessuno.’
‘Lei è un’epoca per te, un’epoca della tua vita. Se e quando romperai i rapporti con lei, romperai i rapporti con l’unica anima viva che ha condiviso quel periodo con te. Tu temi questo, l’isolamento di questo, il peso, la durata della vita eterna.’
‘Sì, è vero, ma è solo una piccola parte. L’epoca non significa molto per me. Lei ha fatto sì che significasse qualcosa. Gli altri vampiri devono sperimentare questo e sopravvivere a esso, al passaggio di cento epoche.’
‘Ma non gli sopravvivono’ disse. ‘[…] Quanti vampiri pensi abbiano la resistenza all’immortalità? Hanno le più lugubri nozioni dell’immortalità, per cominciare. Perché, diventando immortali, vogliono che tutte le forme della loro vita restino fissate come loro e incorruttibili: carrozze fatte allo stesso, familiare modo, abiti del taglio più adatto a loro, uomini che si vestono e parlano nella maniera che hanno sempre capito e apprezzato. Mentre, invece, tutte le cose cambiano, tranne il vampiro stesso; tutto, tranne il vampiro, è soggetto a costante corruzione e distorsione. Presto, con una mente inflessibile, e anche con la mente più flessibile, questa immortalità diventa una sentenza di condanna a un manicomio di figure e forme che sono irrimediabilmente incomprensibili e senza valore. Una sera, un vampiro si alza e si rende conto di ciò che ha temuto forse per decenni: che, semplicemente, ne ha abbastanza della vita a tutti i costi. Che ogni stile o maniera o forma d’esistenza che rendeva l’immortalità attraente per lui è stato spazzato via dalla faccia della terra. E che non resta nulla a offrire salvezza dalla disperazione, tranne l’atto di uccidere. E quel vampiro va a morire. Nessuno troverà i suoi resti. Nessuno saprà dove sia andato. E, spesso, nessuno attorno a lui –casomai cerchi ancora la compagnia degli altri vampiri- nessuno saprà che è disperato. Avrà cessato da molto di parlare di sé o d’altro. Svanirà.’


Tornai a sedermi, impressionato dall’ovvia verità di questo, eppure, allo stesso tempo, tutto in me si ribellava a quella prospettiva. Divenni consapevole della profondità della mia speranza e del mio terrore; di quanto quei sentimenti fossero assai diversi dall’alienazione che lui aveva descritto, assai differenti da quella terribile, devastante disperazione. D’improvviso, vi fu qualcosa d’oltraggioso e repellente in quel disperare. Non potevo accettarlo. […]
            ‘Non ho mai riso di te’ disse. ‘Non posso permettermi di ridere di te. È attraverso di te che posso salvarmi dalla disperazione che ti ho descritto come la nostra morte. È attraverso di te che devo costruire il mio collegamento col diciannovesimo secolo e arrivare a comprenderlo in un modo che mi rivitalizzerà, di cui ho bisogno così disperatamente. […] tu sei lo spirito, tu sei il cuore’ insistette.
‘No, no!’ Alzai le mani. Ero sull’orlo di un’aspra, isterica risata. ‘Non vedi? Non sono lo spirito di alcuna epoca. Sono in contrasto con tutto e lo sono sempre stato! Non sono mai appartenuto ad alcun luogo, con alcuno e in qualunque tempo.’ Era troppo doloroso, troppo perfettamente vero. […] ‘Ma Louis’ disse dolcemente ‘questo è proprio lo spirito della tua epoca. Non lo vedi? Tutti si sentono come ti senti tu. La tua caduta dalla grazia e dalla fede è stata la caduta di un secolo.’ […] ‘E i vampiri del Théâtre…’ domandai piano.
‘Loro riflettono l’epoca nel cinismo che non può capire la morte delle possibilità, nella fatua, sofisticata indulgenza nella parodia del miracoloso, nella decadenza il cui ultimo rifugio è l’auto-ridicolizzazione, in una manierosa impotenza. Li hai visti; li hai conosciuti per tutta la tua vita. Tu rifletti la tua epoca in modo diverso. Tu rifletti il suo cuore spezzato.’”


(Interview with the Vampire, New York, 1976, Ballantine Books, pp. 281-287. Traduzione nostra).

2 commenti:

  1. ummmm.....niente male lo scambio di battute;
    il film l'ho visto, ma non lo ricordavo così...così....profondo (sarà stato che l'ho snobbato a priori senza seguirlo con attenzione, visto il cast di super bellocci miliardari da far venire l'orticaria, almeno a me). da rivedere con più attenzione.

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    1. In effetti, il film non è stato stratosferico neppure per me... Io mi sono innamorata del romanzo. ;)

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