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Libertario stanco


Ho posto il mio cuore
sulla bilancia
E ho detto parole
che avrei fatto a brandelli,
quando ero in parte altr’uom da quel ch’i’ sono. (1)
“Qui potis est?” (2)
Ebbene,
funziona così:
quando uno ha capito
d’aver venduto
il proprio gioiello immortale (3)
per costruire
una fabbrica di bigiotteria in serie,
gli vien da gettare a mare
tutto il proprio mondo
in un urlo.
Ho dunque prostituito
la cara Libertà
con fantocci d’allevamento?
A vedervi, parrebbe proprio di sì.
Voi, che ve la portate a spasso
per le vie del centro,
a braccetto, o –più spesso- al guinzaglio
O ve n’appuntate una piuma
sul cappello.
Per il resto,
di vostro non le dareste un baiocco.
E, quando m’incontrate,
non mi salutate,
perché la mia vista aliena
v’imbarazza.
Non rivoglio quella sposa,
ch’or puzza del vostro sudicio.
Me n’andrò sul lastricato
delle mie buone intenzioni,
a credere alla Provvidenza o al Destino,
io filosofo o cretino,
io Anubi (4) di me stesso.
E là dove vado ora
voi non potete seguirmi. (5)

(1)     Cit. da: Francesco Petrarca, Canzoniere, I, v. 4.
(2)     Cit. da: Catullo, Carme LXXII, v. 7.
(3)     Cit. da: William Shakespeare, Macbeth, III, I, v. 67.
(4)     Anubi era il dio egizio dalla testa di sciacallo che proteggeva i defunti, era maestro della mummificazione e assisteva Osiride nella pesatura delle anime.
(5)     Cfr. Gv 13, 36: “Gli rispose Gesù: ‘Dove io vado per ora tu non puoi seguirmi.’”

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