All’inizio, il buio. Poi, lentamente, sbocciano velenosi fiori di luce: lividi, violenti. Lampade abbronzanti che delineano una figura maschile, immobile espressione di forza. Così comincia il film Gomorra, di Matteo Garrone (2008), tratto dal celeberrimo libro-inchiesta di Roberto Saviano. L’opera del giornalista prendeva avvio in un porto: un container si apriva per errore, centinaia di corpi ne cadevano. Il rimpatrio clandestino dei defunti cinesi era l’emblema del porto di Napoli come “ombelico del mondo”, dal quale simili traffici partono ed al quale approdano, da ogni angolo del pianeta. Il film di Garrone si apre, invece, in un centro benessere, dove regna un clima di soddisfazione e virile narcisismo. Proprio qui esplode la violenza: tre spari, che interrompono il benessere e, al contempo, sembrano inserirvisi naturalmente, come un’acqua carsica che affiora in un suolo perché sotto vi scorreva da prima. Il tutto sottolineato da una canzone neomelodica italian...
Finalmente delle buone notizie. Ma quelli che vivono attendendo il trash della canzonetta italica saranno delusi :)
RispondiEliminaC'è da dire che a D'Alessio e Consorte bisogna riconoscere voci bellissime. I testi e il genere melodico, poi... sono un altro paio di maniche. ;) Su Masini, non saprei che dire... Ha molto potenziale, come autore di testi. Però, riesce a parlare solo al mio lato adolescenziale. ;)
EliminaIl Festivàl è dal 1951 lo specchio dei pregi e dei difetti del nostro Stivale. Questa ventata di novità, dovuta anche al fatto che ormai è chiaro che Albano e Milva non se li fila più nessuno, è tuttavia più apparente che reale, perché la cornice è sempre Sanremo, l'arena dello scontro è sempre l'Ariston, il regolamento, l'orchestra e le vallette non mancheranno come al solito. Sarebbe come mettere un TV al plasma nella cripta dei Cappuccini. Non ci sarà mai un 'nuovo' Sanremo finché resterà Sanremo. Il boom dei Sanremo anni '80 si dovette al passaggio dalla tv bianco e nero a quella a colori, che permise soluzioni scenografiche prima impossibili. Oggi ci vuole qualcosa di analogo nella rottura. Temo però che da Fazio dovremo solo aspettarci le trovatine da chierichetto furbetto che sono la sua specialità, ironia sottile, allusività felpata, ma poi più nulla. Nei suoi due Festivàl 1999-2000 ricordo di aver dormito sapopitamente.
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