domenica 16 dicembre 2012

Ticchettii di proustiani fantasmi


Si preannuncia Sanremo e già Fabio Fazio ha dichiarato che "rottamerà" i vecchi Big (un po’ di “renzite” endemica?). Fatto sta che non sentiremo –pare- classiconi come Al Bano o meteore come Marco Carta. La (mia) voglia di stracciarsi le vesti, chissà perché, latita. E la fantasia galleggia sui nomi di chi se la canta e se la suona da un po’, posteggiandosi nelle tribune di YouTube e delle vendite (sempre meno) discografiche:
1)      Gigi D’Alessio: taccio, per non attirarmi la jettatura, né far ghiacciare il sangue di S. Gennaro. Mi limito a dire che, delle produzioni tipicamente campane, continuo a preferire la mozzarella di bufala. E  che la morale del "Non dirgli mai" non mi convince un granché;
2)      Anna Tatangelo: basta ascoltarla per due minuti e s’intende al volo quanto sia azzeccato il suo feeling con Giggi (il sunnominato). Il loro sarà ricordato come il sodalizio più fecondo nella riproduzione di lacrime. Annina ci ha perfino insegnato cosa voglia dire Essere una donna: a noi, povere ignorantone che non c’eravamo ancora arrivate. Il suo Bastardo, poi, si presta ad affrettati autoschediasmi che non ci sentiamo d’avvalorare in questa sede. È romantica come Giggi, ma più brava. In senso spagnolo;
3)      Marco Masini: il Messia degli adolescenti, entrato nella mia vita solo grazie ai karaoke dei campi-scuola. Grandi passioni e turpiloquio strategico; noto per gemme del “politicamente corretto” come Bella stronza, meglio intitolabile La volpe e l’uva. Fa sognare la fuga con una Principessa: quando se la prende col “mondo di m***a”, è impossibile non dargli ragione. Nel complesso, si può riproporre la definizione di A.V.: “Un Catullo dei poverissimi”.
Ecco chi, stando alle evangeliche fanfare di Fazio, non risentiremo certamente al Festival. Ci sarà chi piangerà e chi stapperà lo champagne. Su quest’ultima categoria, però, aleggia l’avvertimento di Marcel Proust: “Detestate la cattiva musica, non disprezzatela”. È come le case e le tombe, che possono essere scadenti, ma hanno valore per quanto d’umano contengono: le vite e le lacrime.
 
 

3 commenti:

  1. Finalmente delle buone notizie. Ma quelli che vivono attendendo il trash della canzonetta italica saranno delusi :)

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    1. C'è da dire che a D'Alessio e Consorte bisogna riconoscere voci bellissime. I testi e il genere melodico, poi... sono un altro paio di maniche. ;) Su Masini, non saprei che dire... Ha molto potenziale, come autore di testi. Però, riesce a parlare solo al mio lato adolescenziale. ;)

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  2. Il Festivàl è dal 1951 lo specchio dei pregi e dei difetti del nostro Stivale. Questa ventata di novità, dovuta anche al fatto che ormai è chiaro che Albano e Milva non se li fila più nessuno, è tuttavia più apparente che reale, perché la cornice è sempre Sanremo, l'arena dello scontro è sempre l'Ariston, il regolamento, l'orchestra e le vallette non mancheranno come al solito. Sarebbe come mettere un TV al plasma nella cripta dei Cappuccini. Non ci sarà mai un 'nuovo' Sanremo finché resterà Sanremo. Il boom dei Sanremo anni '80 si dovette al passaggio dalla tv bianco e nero a quella a colori, che permise soluzioni scenografiche prima impossibili. Oggi ci vuole qualcosa di analogo nella rottura. Temo però che da Fazio dovremo solo aspettarci le trovatine da chierichetto furbetto che sono la sua specialità, ironia sottile, allusività felpata, ma poi più nulla. Nei suoi due Festivàl 1999-2000 ricordo di aver dormito sapopitamente.

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