All’inizio, il buio. Poi, lentamente, sbocciano velenosi fiori di luce: lividi, violenti. Lampade abbronzanti che delineano una figura maschile, immobile espressione di forza. Così comincia il film Gomorra, di Matteo Garrone (2008), tratto dal celeberrimo libro-inchiesta di Roberto Saviano. L’opera del giornalista prendeva avvio in un porto: un container si apriva per errore, centinaia di corpi ne cadevano. Il rimpatrio clandestino dei defunti cinesi era l’emblema del porto di Napoli come “ombelico del mondo”, dal quale simili traffici partono ed al quale approdano, da ogni angolo del pianeta. Il film di Garrone si apre, invece, in un centro benessere, dove regna un clima di soddisfazione e virile narcisismo. Proprio qui esplode la violenza: tre spari, che interrompono il benessere e, al contempo, sembrano inserirvisi naturalmente, come un’acqua carsica che affiora in un suolo perché sotto vi scorreva da prima. Il tutto sottolineato da una canzone neomelodica italian...
Articolo molto interessante, i miei complimenti!
RispondiEliminaNota di colore: nel bresciano è molto probabile che in epoca longobarda fosse attivo un culto di Frea (nome longobardo per Frigg, da taluni invece ritenuta la stessa Freyja), la presenza di toponimi quali “Gambara”, regina veggente di questo popolo guerriero legata, come riferisce lo stesso Paolo Diacono, dal mito proprio alla Dea di cui sopra, potrebbe essere un indizio importante.