martedì 7 agosto 2018

Ayurveda: dal passato per curare il presente


ayurveda manerbio
“Ayurveda”è un termine di derivazione sanscrita che si compone di “ayus” (= “vita”) e “veda” (= “conoscenza”). Indica una tradizione medica nata in India più di 5000 anni fa. È una disciplina laica, formatasi prima dell’imposizione di qualsivoglia ortodossia. Si fonda sulla concezione dell’essere umano come microcosmo, che fa parte della natura e ne riflette l’ordine. Quest’ultimo si compone di terra, acqua, aria, fuoco ed etere (lo spazio). Questi cinque elementi, nell’uomo, si esprimono attraverso tre energie vitali dette “dosha”: “vata” (aria ed etere), principio del movimento e della respirazione; “pitta” (fuoco e acqua), che presiede ai processi di trasformazione (metabolismo e vita intellettuale), e “kapha” (acqua e terra), l’energia statica (massa corporea e lubrificazione degli arti). La salute, secondo la concezione ayurvedica, consiste nell’equilibrio fra queste energie. Curare, pertanto, significa ricercare l’origine profonda dello squilibrio e sopperire alla carenza di uno o più elementi. L’Ayurveda si avvale di erbe, oli (in gran parte, perché servono a penetrare in profondità negli organi) e massaggi. Nel 1978, l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) inserì la medicina ayurvedica nella Dichiarazione di Alma Ata sull’assistenza sanitaria primaria, conferendo così un riconoscimento ufficiale della sua validità. 
alessandra dogali cuoca nostrana vegana brescia
Alessandra Dogali
            A Manerbio, questa affascinante disciplina è stata illustrata il 20 giugno 2018, durante un evento firmato dal Comune, dalla Farmacia Comunale e da Farma Beautyque, in collaborazione con Botanica. La presentazione s’intitolava “Ayurveda: dal passato per migliorare il presente”; si è tenuta all’Area feste di via Duca d’Aosta. Il primo a parlare è stato Filippo De Franceschi, formatore di medicina ayurvedica e fondatore dell’associazione culturale “Le Mani”, a Thiene (VI). Ha mostrato come il valore di questa tradizione consista nell’essere complementare alla medicina occidentale, concentrata invece sulla protezione dell’organismo da aggressioni esteriori (lesioni, virus, batteri). La capacità orientale di distinguere i fattori interiori da cui si originano i malesseri la rende utile a combattere stress, insonnia e ansia, oltre che a respirare, mangiare e digerire correttamente. De Franceschi ha posto un forte accento sui messaggi culturali nocivi: quelli che vogliono corpo e spirito/psiche come due realtà separate, o che dipingono la vita come una “valle di lacrime” in cui bisogna macerarsi nella fatica e nel senso di colpa, per essere “brave persone”. Non c’è una reale competizione fra tradizioni mediche di culture diverse, se non quando si tratta di difendere un prestigio di parte. La via indicata da De Franceschi è quella della collaborazione.
            La seconda parte della serata ha visto lo show cooking di Alessandra Dogali: cuoca “bresciana nostrana vegana”, che ha aperto nella propria casa il ristorante “Nóna Nìni”, a Lodetto di Rovato. Ha così ripreso le abitudini culinarie della bisnonna. La buona alimentazione l’ha anche salvata da una pancreatite, causata da un errore medico. In seguito, è avvenuto il suo incontro con l’Ayurveda e lo Yoga. A Manerbio, ha mostrato la preparazione del dahl: lenticchie in umido fortemente speziate, ottime per accompagnare il riso basmati. Il dolce era costituito da un gelato al mango “honey” con latte di cocco. Naturalmente, le pietanze sono state consumate sul posto, con gran soddisfazione dei convenuti. Piatti, tovaglioli e posate erano in materiale compostabile.
           
paolo camisani sarod
Paolo Camisani
La serata è stata allietata dal suono del sarod, per mano di Paolo Camisani. I suoi viaggi in India gli hanno permesso di studiare coi maestri di Maihar Gharana: tradizione musicale nata nel nord del subcontinente. Non è detto che, nelle sue melodie, non s’intrufoli qualcosa d’italiano… Ma, d’altronde, la cultura è fatta per crescere e volare.

Pubblicato su Paese Mio Manerbio, N. 134 (luglio 2018), p. 9.

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