mercoledì 16 dicembre 2015

Se è Poesia, lo sarà per sempre



Quel “per sempre” è ricorrente, nell’opera di Mauro Cesaretti (Ancona, 1996). Giovanissimo, ha un sorprendente curriculum: teatro, pianoforte, canto moderno e corale, giornalismo, guida turistica, critica cinematografica. Nel 2013, ha iniziato un tour letterario, col cantautore Alessandro Pellegrini e altri artisti. Grazie al ballerino Luca Marchetti, trasforma la poesia in linguaggio del corpo. Su YouTube, per l’appunto, questo esperimento è “Body Poetry”.

            Nel 2013, per la casa editrice Montag, è uscita la sua raccolta poetica Se è Vita, lo sarà per sempre. Era il primo volume della trilogia “L’Infinito”. Ora, è la volta di Se è Poesia, lo sarà per sempre (Montag, 2015).

            Il titolo della trilogia è visibilmente leopardiano. E quell’ “Infinito” apre anche la seconda silloge: “Un nero infinito / che avvolge la luce…” (Accende l’invisibile, vv. 1-2).

            L’introspezione, l’umor cupo e il volo dell’immaginazione lasciano però la forma ampia e melodiosa della canzone leopardiana, per sposare quella del frammento. I pensieri della sera sono quattro versi, concentrati e solidi come quelle “rocce sulla coscienza” (v. 1) in cui consistono i “ricordi”. In un canto più disteso si snodano Il richiamo della sconfitta, o i pensieri che corrono Invano. Per esprimere L’istante immortale, invece, basta una parola: “Scattalo”. Bisogna infatti stare attenti ai grandi doni: rischiano di perdersi “tra gl’ingranaggi del tempo” (v. 2), come Il genio.

            Più volte, tra i versi di Cesaretti, occhieggia la morte. Il poeta fa Ritorno al cimitero, per cercare il proprio mondo dentro “un cuore di ceramiche rubate” (v. 1). Altre volte, il sentimento dell’ineluttabilità si condensa in un Dio, per il quale l’uomo è “periferica e stercoracea mota” (Dio che con l’amor m’uccidi, v. 11). Ma L’anima angelica è in grado di innalzarsi “al beneficio/di cui tutti portiamo rancor” (vv. 8-9). Il rimorso è una croce che impedisce questo viaggio. Con un’immagine di disarmante semplicità, Cesaretti riassume la propria vita spirituale:



L’ombra



Dietro a un albero

c’era una strada

simile alla mia anima.

Nasceva da sé, ma

perdeva i contorni.

Si scarcerava nell’aria.

Il sole irraggiava

la chioma ogni dì,

assumendo le solite

pose, ma diverso

era il buio specchiato

sul carco terreno.



Più antica (già petrarchesca) è la metafora del mare in tempesta, per descrivere le vicissitudini della psiche. Anche a questa ricorre più volte il poeta.

            La raccolta culmina nel canto dell’innocenza, The Song of Innocence, appunto: “Non sarò altro che una pagina sfogliata / nei ricordi d’un passato labile e ingenuo / quando questo foglio verrà spazzato via / da questa strada recondita e innocente” (vv. 1-4).


            Il poeta è dunque effimero, come ogni essere umano. Ma la sostanza della poesia appartiene all’anima, quella realtà capace di toccare l’Infinito. Per questo, se è poesia… lo sarà per sempre.

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