mercoledì 3 dicembre 2014

Abbasso Romeo e Giulietta

E bravi, Romeuccio e Giuliettina. Ci avete turlupinato ben benino, col vostro balcone, la vostra allodola e il vostro usignolo (nessuna malizia). Ci avete piantato in testa quel ronzio del perché-sei-tu-Romeo (alla faccia delle domande utili!), non-giurar-per-la-luna, la-rosa-che-si-chiama-proprio-rosa-ma-profumerebbe-lo-stesso-con-un-altro-nome. Una simile matassa di ruffianerie si giustifica solo ricordando che il povero Bardo doveva pur sbarcare il lunario, in qualche modo. Diciamo pure che ci fa piacere pensare che si sia mantenuto in salute, anche per lasciarci un bagaglio di versi che non son spiacevoli da rileggere.
            Però, tutto questo è un imbroglio infame.
In quel posto meschino che noi comuni mortali chiamiamo “terra”, una storia come la vostra è tutto fuorché applaudita. Due persone nella vostra situazione non possono amarsi: per ovvie ragioni d’amor proprio, se non per altre. Non possono, perché ciascuno dei due è gravido di preconcetti e paure. Quand’anche capitasse l’equivalente della vostra festa da ballo all’Atto Primo, apriti cielo. Una maschera avvicinò voi due, Romeo e Giulietta, e la sua caduta vi rovinò. Dato che non si può vivere civilmente senza maschere, sarebbe meglio se esse non cadessero affatto (Erasmo da Rotterdam docet). Perché, nel momento in cui questo succede, bisogna rinunciare alla certezza di stare nel recinto migliore e affrontare la notte nel giardino, sfidando le spade o un’occhiata focosa che trafigge peggio di esse. Si imparerebbe che… sì, l’inimicizia fra Montecchi e Capuleti è tangibile e radicata, ma l’anima gemella sta inesorabilmente dall’altra parte del balcone. My life is my foe’s debt.
            Pensate, ora, cosa voglia dire recitare l’umana tragicommedia recando una consapevolezza del genere. Qualunque atto potrebbe esser giudicato come sleale e cerchiobottista, i duelli non meno dei baci. Soprattutto tu, Giulietta, ti beccheresti nomi anche peggiori di quelli che ti sentisti dire da tuo padre, quando obiettasti al matrimonio con Paride. “Banderuola” e “ambigua” sarebbero i più cortesi. Perché, già, la morale di una donna si valuta in base al di lei partner. Anche nel 2014. E, nel tuo caso, ci sarebbero pure buone ragioni per farlo. In fondo, sposasti un tale che, fino al giorno prima, era stato educato a sbudellare la tua famiglia e te stessa. Tuo cugino fu sul punto di infilzarlo come un pollastro due minuti prima che lui ti facesse il celeberrimo baciamano. Si salvò solo perché quell’orso di tuo padre, in fondo, era una gran brava persona e sapeva distinguere il pulcino dall’aquila. In un certo senso, il vecchio Capuleti guardò oltre la maschera di Romeo prima ancora che lo facessi tu. Perché si può ben appartenere a un recinto di pecore nere, ma ogni pecora è diversa dalle altre. A volte, “Montecchi” e “Capuleti” sono solo nomi. E… that which we call a rose/By any other name would smell as sweet. Doveva essere proprio nel DNA dei Capuleti, questo genere di genio. Il comportamento, non lo schieramento, qualifica la persona. Non è da tutti capirlo.
Certo, però, che quando Romeo ebbe ucciso un Capuleti in duello, divenne un po’ più difficile far questo genere di ragionamento. È ben vero che lui era in buona fede… era stato sfidato, per via di quella maledetta faida, e amen. È la politica, bellezza, si potrebbe dire oggi. Però, un danno fatto è un danno fatto. Perfino a una Giulietta quasi scappa la voglia d’amare, davanti a una situazione del genere. D’altronde, come si fa a dividere le lacrime senza tradire metà della propria lealtà?

Eravate tanto scandalosi, cari i miei piccioncini veronesi, che perfino un abile drammaturgo come Shakespeare dovette togliervi di mezzo, per riportare l’ordine. Pentimento, grandi strette di mano e promesse iperboliche di fratellanza fra ex-nemici (ah, quanta scuola per i coccodrilli!). Ma solo dopo che voi due, ormai, avevate prudentemente attraversato lo Stige. Perfino amare e morire sono arti diplomatiche. 


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