martedì 16 aprile 2013

Come pesci in un acquario


Quando si parla del grado di libertà individuale, mi vien da pensare agli uomini come a pesci in un acquario. Quelli più quieti nuotano sempre nello stesso lembo d’acqua. Le pareti trasparenti della vasca proiettano intorno a loro orizzonti che sembrano illimitati. Ciò li porta a pensare di disporre di spazi vastissimi e inebrianti; ma, poiché non sentono un vero bisogno di raggiungerli, restano fra le proprie parentesi fluide e, in esse, si sentono perfettamente liberi.
            I pesci più animosi, invece, guardano sempre a quegli spazi offerti con tanta lusinga e si slanciano verso di essi. Nel farlo, però, sbattono contro le pareti trasparenti. Da quel momento in avanti, non sarà più possibile a loro sentirsi liberi. Sapranno che le loro vite sono inesorabilmente murate, sia pure per garantire la loro incolumità. Non pochi giungeranno a considerare menzogna quell’invisibilità delle pareti, la trasparenza che li ha illusi. Né potranno veder compresa la propria amarezza da parte dei pesci tranquilli, perché i cuori degli uni e degli altri, essendo di diversa misura, hanno bisogno di dosi diverse di libertà per essere riempiti. Sarà ancora più grave, per i focosi, scoprire che il crollo delle pareti trasparenti sarebbe fatale non solo per loro, ma per tutti i loro compagni. Questo aggiungerà all’insoddisfazione il senso di colpa –o porterà a una magnanima rassegnazione.

Nessun commento:

Posta un commento

Si avvisano i gentili lettori che (come è ovvio) non verranno approvati commenti scurrili, offese dirette, incitazioni all'odio di qualunque tipo, messaggi che violino la privacy o ledano l'onore di terzi. Si prega di considerare questo blog come uno spazio di confronto, così come è stato fatto finora, e non come uno "sfogatoio". Ci scusiamo per eventuali ritardi nella pubblicazione dei commenti: cause (tecnologiche) di forza maggiore. Grazie.