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Iuvenes dum sumus


Non credevo che, un giorno, sarei arrivata a scrivere queste parole. Proprio io, che, al liceo, passavo per “Figlia di Maria”, perché schivavo le tipiche “intemperanze” adolescenziali… Eppure, presentemente, ho raggiunto una piccola consapevolezza: non è il giovane “intemperante” a dover fare paura. È quello incapace di uscire dai propri schemi.
Sarà stato perché sono cresciuta in un oratorio di gente schietta e rustica (dialetto bresciano oportuit). Sarà stato perché era normale lanciarsi secchiate d’acqua dopo una giornata di GrEst, farsi il sacco nel letto ai campi-scuola, scherzare anche in modo piccante, sgolarsi… Fatto sta che mi ero fatta l’idea d’una gioventù spregiudicata, entusiasta, scherzevole e godereccia per natura. Gaudeamus igitur,/iuvenes dum sumus...
Eppure, certi individui soffiati dal Destino sulla mia strada pavese potrebbero far vacillare la suddetta idea. Persone di zuccherino, cristallose, con la lamentela facile e la connessione quasi telepatica alla famiglia proteggente e viziante. Persone dal sospiro incorporato, la cui miciosità fa belare agli ignari: «Oh, poverini… cosa vi hanno fatto?» Hanno provato a staccarli dal tavolo da studio e dalle loro manierine, ecco. Siete GIOVANI, barbosi e tiranni... Fate pena, così perfetti stampini di papà o di mammà. Fa pena il vostro sdegno del divertimento: “…perché siamo ‘grandi’… siamo superiori a queste cose!” Lo ripeterete anche in faccia alla Comare Secca? Davanti allo stridor della sua falce che s’affila, annaffiarsi, travestirsi e fare casino possono diventare cose maledettamente preziose… e perdute.
            Ma, se voleste applicare a voi soltanto questo dress code esistenziale, non ci sarebbe poi tanto male. Il guaio è che vorreste ridurre tutti alla vostra miseria. Animati dal sacro fuoco d’una crociata demente, imbracciate lo scudo del Senso Comune e la spada della Lagna, per lasciar sul campo il cadavere di chi, vivo, disturba voi morti. Siete l’emblema d’una civiltà che si vorrebbe “emancipata”, mentre è soltanto borghese. Anzi, non è neppure quello, perché perfino i borghesi d’una volta sapevano sbottonarsi, negli ultimi anni in cui era loro concesso. Voi siete solo bambole, con il latte in bocca e il deretano nel burro. Siete il prodotto in serie d’una civiltà che produce in serie.
            Studiate pure. Senza spregiudicatezza, lo studio non è che un secchio d’acqua rovesciato nella sabbia.

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