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Io sono mia

Un 8 marzo luminoso, sia per il sole che per gli occhi chiari e teneri del mio uomo. Colazione in una sala da the graziosa e fuori dal tempo, al posto della mimosa. Un turbinoso centellinare di momenti soavi. Poi, rientro e mi siedo al computer. E l’articolo in cui m’imbatto è questo:  Sesso a 14 anni, le adolescenti raccontano: "Se non ti fai sverginare sei una sfigata" . No, ai “miei tempi”, l’ambiente del liceo non era così pressante in questo senso. Chissà poi se tutte le “Lolite” d’allora erano davvero tanto esperte… In fondo, eravamo poco più che bambine. Più ardimentose dei maschietti anche noi, comunque. Almeno, nell’esprimere i nostri desideri, le nostre idee e le nostre ripulse, perfino. Fosse come fosse, l’argomento “sesso” era importante. E la “scandalosa” ero io: la “vergine Diana” scontrosa, la “Maria Goretti” con la spada di legno impugnata contro il mondo. C’erano bensì inesperienza e utopia nel mio sentire, i fantasmi grandiosi e cinerei ...

Il porto e il vento

Il passo lungo di Lui mi affianca, assieme alle sue parole. «Tu non sei una locomotiva stanca » medita, riprendendo una mia affermazione. «Anzi… in questi ultimi tempi, hai accelerato. E io… restavo indietro a guardare».             Rimastico. Sì: ho accelerato. Sono corsa incontro a nuovi interessi, nuove compagnie, nuove esperienze, nuove estetiche – a una vita nuova - senza aspettarlo. A un punto tale da non saper più chi fosse Lui –e chi fossi io. Offesa indicibile o ineluttabilità? Comunque, era scritto nel mio carattere. Se devo errare, erro più per eccesso che per difetto, per avventatezza più che per paura. Anzi, ho una sotterranea fobia della prudenza. La virtù dei morti che seppelliscono i propri morti, mi dico. In un certo senso, quel che ho di prudenza è tutto alienato in questo angelo ossuto e dimesso, la cui unica –fondamentale- temerarietà è stata quella di voler cavalcare una puledra pazza. Io e Lui ricordi...

Le Aggiunte al Libro di Ester: contesto storico

Presentazione della mia tesi di laurea magistrale dal titolo: The Additions to the Book of Esther: Historical Background. Il presente lavoro tratta della situazione storica adombrata dalle cosiddette “Aggiunte” al Libro di Ester. Il Libro di Ester è un testo biblico compreso nella cosiddetta sezione degli Scritti. È una delle cinque M ǝ ghillôth (ovvero, “Rotoli”) inclusi in detta sezione e letti durante le solennità del calendario ebraico. Il Libro di Ester è il Rotolo che accompagna la festa di Purim, di cui fornisce la seguente eziologia. Il Gran Re di Persia Assuero –o Artaserse, nelle versioni greche- avrebbe ripudiato la propria moglie per disobbedienza. In sostituzione, avrebbe scelto come nuova sposa Ester, cugina e figlia adottiva dell’esule ebreo Mardocheo. Grazie alla propria posizione di regina e al proprio coraggio nell’affrontare l’irascibile sposo, Ester avrebbe salvato il proprio popolo dal genocidio progettato da Aman, principale collaboratore del so...

STELLA - Confessioni di un pazzo

"O destino umano! Tu sei un mistero Che invano opprime l’intelletto stanco; (…) Le tue lezioni distruggono il cervello, Facendolo impazzire. JAMES CLARENCE MANGAN Pentirmi! E perché dovrei? Pentirmi di cosa, soprattutto? Di aver amato con ogni fibra del mio corpo e cercato di proteggere l’oggetto del mio amore dalla perfidia altrui? Mai e poi mai! Se per questo mi impiccheranno, andrò al capestro a testa alta! Non ho nulla di cui vergognarmi, né tantomeno mi vergono di raccontare quello che mi è accaduto! L’ho sputato in faccia persino a quel vecchio rincitrullito di un prete, giunto, come diceva lui, “a lenire le pene di un’anima smarrita”! Dovevate vedere l’aria sconcertata e scandalizzata con cui se n’è andato! Molti mi hanno detto che sono pazzo, completamente pazzo… Non lo nego, possono avere ragione! Ma credetemi, non lo sono mai stato di natura…è stata LEI a rendermi pazzo di passione, di quel sentimento talmente potente da privare un uomo del sonno...

Summa pietas, summa impietas

“Guai a voi, scribi e farisei ipocriti…” Ogni volta che penso al cap. 23 del Vangelo secondo Matteo, rimastico la durezza di queste parole. Un’invettiva lunga, rispetto ai consueti rimproveri di Cristo. E rivolta ai farisei. Ai pii per eccellenza.             Agli occhi d’un ingenuo lettore odierno, i farisei evangelici, tecnicamente, non dovrebbero sembrare “brutte persone”. Non uccidono, non rubano, non fornicano. Sono decorosi nel contegno. Pregano e non frodano in fatto di imposte al Tempio. Sono, insomma, quel genere di persone a cui, ancora oggi, si fa tanto di cappello e di cui fa piacere essere visti in compagnia. Doveva essere così anche ai tempi di Gesù, se Lui diceva: “Tutte le loro opere le fanno per essere ammirati dagli uomini…” (Mt 23, 5). Perché una così speciale durezza verso di loro, dunque? E sì che c’era del marcio in Palestina… Romani invasori, pubblicani avidi e collaborazionisti, prostituzione, sedizion...

À la fin de la décadence

«Ho letto, ho letto…» sospira G., adagiandosi sullo schienale della sedia. Si riferisce al post Goliardia e Università , pubblicato su questo blog e che io gli ho inviato. G., in un certo senso, è una memoria della storia recente dell’università. Partecipò al Sessantotto, ma senza potersi permettere di saltare gli esami. Organizzò assemblee. Studiò gratuitamente in un periodo in cui un certo tipo di meritocrazia lo consentiva; fu, al liceo, il “figlio di pezzenti” al quale venivano chiesti i compiti da copiare, ma che veniva ignorato nel resto della vita sociale –per la quale, peraltro, avrebbe avuto a malapena l’ “abito buono” da indossare. «Il Sessantotto fu un dire: “Basta, ci siamo stancati di questo!”» chiosa, ripensando al trattamento riservatogli da quei “bennati” compagni di liceo.             «Quelle che leggo sul Suo blog sono pagine belle. Ma ci sono cose che voi ragazzi di oggi non potete capire… perché no...

Fratelli Goliardi

Andiamo, fratelli, a caccia: sotto i tappeti dell’ uomoqualunque troveremo tesori e stemmi da appuntarci sul capo. Pulvis et umbra sumus: alleluia! E fuggiremo i coltelli gelosi di chi ci tende agguati nella foresta del suo sonno, che genera mostri dai nostri manti, dai nostri berretti. Disperderemo i superbi nei pensieri del loro cuore con un fischio intenso come l’euforia e il dolore, mentre le lune svuotate diventeranno casse per le nostre chitarre.