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La Torre di Manerbio: quattro secoli di storia

Manerbio sarebbe impensabile senza la sua Torre Civica. È di proprietà del Comune, che concede alla Parrocchia l’utilizzo della cella campanaria in cima. 

La Torre di Manerbio in una foto d'archivio.

            Fu eretta fra il 1603 e il 1606, nell’area in cui sorgeva il perduto Castello al centro del paese. Si trova sul lato sinistro della pieve, dove (prima del 1600) c’era un terraglio realizzato per ragioni di difesa sul perimetro delle mura.

            Nel 1588, fu scelto il fondo di proprietà comunale sul quale la Torre sarebbe stata eretta. Nel 1599, fu proposto l’abbattimento del campanile della pieve medievale.

            Nel 1602, don Teobaldo Foresti (parroco di Manerbio dal 1600 al 1630, quando morì di peste) promosse la costruzione della nuova Torre, ritenendo il campanile preesistente troppo basso, scomodo e cadente. I lavori furono finanziati dal Comune, dal clero, dai cittadini nobili forestieri e dai cittadini bresciani che avevano fondi nella zona del paese. La Torre fu progettata da Giovan Antonio Avanzi di Calvagese. Fu edificata da Domenico Bondi e Cristoforo Ogna di Rezzato, sotto la direzione di Giuseppe Pizzafoco. Sopra la cella campanaria, era stata posta una cupola con la statua del Redentore. La Torre fu dotata di un nuovo concerto di cinque campane, poi sostituito da un altro di sei.

            I due capimastri che costruirono la Torre furono pagati in natura, visto che scarseggiava la moneta in circolazione. Al posto del denaro, venne quindi versato l’equivalente del compenso pattuito in lino, linosa, frumento, miglio, raramente qualche zecchino. Questa retribuzione toccava anche all’oste che albergava i capimastri. Anche gli oblatori che partecipavano alle spese di costruzione ricorrevano a questa forma di pagamento, soprattutto se si trattava di contadini.

            I Luzzago e i cittadini bresciani che avevano contribuito economicamente all’edificazione ricevettero una chiave per la porta presso il nuovo campanile.

            L’11 maggio 1713, durante un gran temporale, la Torre fu colpita e danneggiata da un fulmine. Né fu questo l’unico evento sfortunato che la riguardò.

            Nel 1776, era in cantiere l’orologio del campanile, della cui realizzazione si occupò un certo Martino Marini. Morì improvvisamente proprio mentre era addetto ai lavori.

            Nel 1828, la Torre subì interventi di manutenzione. Nel 1843, fu colpita da un altro fulmine, che distrusse la statua del Redentore e devastò la cupola di cui abbiamo parlato. Il Comune s’incaricò di ricostruire la parte danneggiata. Del compito, fu incaricato nientemeno che il celebre architetto Rodolfo Vantini. Il 15 maggio 1843, proprio lui propose di riedificare la cima della Torre in forma piramidale, con una balaustra in stile neoclassico. Purtroppo, quel progetto vantiniano risultò troppo costoso e fu scartato in favore dell’attuale balconata.

Questo disegno offre una vista complessiva della Torre di Manerbio e della chiesa parrocchiale a cui è annessa.
           
Nel 1863, fu installato un nuovo orologio, opera di Carlo Frassoni di Rovato.

Il 1 maggio 1873, fu inaugurato e benedetto il nuovo concerto di otto campane in si bemolle. Nel 1880, ne furono aggiunte altre due più piccole. 

Naturalmente, le vicende di manutenzione, campane e fulmini proseguirono nel Novecento. Al 1968, in particolare, risale l’automatizzazione elettronica delle suddette campane. Nel 1975, fu la volta del nuovo orologio, elettrico e automatico. Molti ricorderanno poi che, nel 2015, le campane furono smontate per essere restaurate ed esposte alla pubblica ammirazione. La storia continua.

 

Per la ricerca dei materiali, ringraziamo Alberto Agosti.

 

Pubblicato su Paese Mio Manerbio, N. 223 (gennaio 2026), p. 8

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