martedì 23 aprile 2019

Marina: una famiglia fra due mondi



Si dice spesso che “l’amore abbatte ogni barriera”, senza pensar più di tanto a ciò che si dice. A volte, questa frase fatta si trasforma però in una grande verità. 
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Marina tredicenne a Manerbio.
Nell’estate del 1994, i signori Pietta di Manerbio (sì, i genitori dello web dj Stefano Pietta) furono contattati da un’associazione di Brescia: occorrevano famiglie italiane che ospitassero per un mese ragazzini intossicati dalla nube di Chernobyl. Lo scopo dell’iniziativa era far cambiare letteralmente aria ai giovanissimi, per evitare che l’intossicazione peggiorasse. L’associazione, fra l’altro, richiedeva una risposta in tempi brevi. Giuseppe e i familiari non esitarono - così come i loro vicini di casa, che presero con loro due ragazzi. I Pietta accolsero Marina, proveniente da Gomel, in Bielorussia: tredicenne, parlava solo russo. Il famoso disastro nucleare le aveva causato problemi agli occhi e alla tiroide.
Per aiutarsi nella comprensione, i suoi ospiti ricevettero un prontuario di vocaboli. Le comprarono anche scarpe e vestiti, di cui era assai malamente fornita (il signor Giuseppe Pietta ricorda che i piedi le fuoriuscivano dalle calzature). Marina era alquanto timorosa e spaesata, nell’inserirsi in quello che (per lei) era un altro mondo. Non aveva mai neppure visto supermercati, prima d’allora. Era però molto intelligente (nei ricordi della sua “seconda famiglia”). La ragazza e i Pietta si separarono fra le lacrime, alla fine del periodo di ospitalità. A Manerbio, giunsero poi molte lettere di Marina, gentilmente tradotte da un concittadino che sapeva il russo.
I Pietta la invitarono una seconda volta, nel 1995. Stavolta, si preoccuparono di offrirle una visita oculistica e nuovi occhiali. Anche il secondo commiato fu sofferto.
Nel 1996, Marina riabbracciò i suoi ospiti per la terza volta - dopodiché, la richiesta dei Pietta di averla con loro non sarebbe più stata accolta. L’ultima lettera della ragazza giunse a Manerbio nel 1997. Dopodiché, i suoi ospiti non seppero più nulla di lei, fino al 2004.

Nel 2000, Marina si era trasferita a Chicago. Si era laureata e aveva trovato marito. Di tutto questo informò la sua seconda famiglia tramite e-mail, dal 2004 al 2007. Seguì un nuovo silenzio, dovuto a un attacco informatico che aveva cancellato nella sua posta elettronica l’indirizzo dei Pietta e l’aveva obbligata a cambiare il proprio. 
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Stefano Pietta e Marina.
Nel 2016, lei chiese l’amicizia su Facebook a Stefano. All’inizio, però, lui non la riconobbe: aveva cambiato cognome dopo il matrimonio e - ovviamente - anche l’aspetto non era più quello di un tempo. Solo nel 2017, il dj manerbiese capì che si trattava della “loro” Marina. Da allora, di tutta la famiglia, fu lui il più “connesso” con la ragazza, grazie alle e-mail e a Whatsapp.
Nel marzo 2019, lei è tornata in carne ed ossa, a visitare il suo nido manerbiese. L’incontro è stato (naturalmente) contrassegnato da grande commozione: soprattutto perché Marina ricordava dettagli che persino i suoi amorevoli ospiti avevano dimenticato. Stefano, in particolare, è stato grato di quell’arrivo emozionante, che gli ha permesso anche di rispolverare l’inglese. Marina stata accompagnata a visitare Brescia, Cremona, Verona, il lago di Garda… Ha ritrovato le persone che l’avevano conosciuta. Ora, è mamma di due bambini e le piacerebbe tornare in Italia a Natale, con loro e il marito. Come di tutte le belle vicende, piacerebbe poter dire: la storia continua.

Pubblicato su Paese Mio Manerbio, N. 143 (aprile 2019), p. 7.

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