martedì 29 novembre 2016

Le rose della notte - I, 8

Parte I: Sorelle



8.

Il barista portò al tavolo la consueta bottiglia di vino rosato, nel secchiello pieno di ghiaccio. «Grazie, oste!» replicò Arianna I, spostando dalla traiettoria di lui un lembo del proprio manto porpora bordato d’oro. 

            L’ “oste” sorrise di rimando. Era facile affezionarsi agli Ordini goliardici. Bevevano molto, pagavano subito e aggiungevano una nota di folklore al locale. O, perlomeno, era facile affezionarsi a quelli che offrivano garanzie di relativa tranquillità – e integrità degli interni.
            «Bene!» riprese la capo-ordine, col suo intercalare consueto. «Avete qualcosa che tenete a dire subito?»
«Venendo qui, ho incontrato l’Erectus Ordo Liutprandi (*)» cominciò Kiko-san, spostandosi un ricciolo castano dagli occhi. «Non mi hanno visto e mi hanno ignorato. Ma erano tutti insieme e stavano sgattaiolando per viuzze».
            «I soliti!» sbuffò Arianna I, mentre una smorfia pizzicava le sue guance tondeggianti. «Fanno tanto gli spaccamondo, poi… non riescono che a nascondersi. Che dice la Custode degli Interni?».
            Lobelia DeMona si aggiustò la placca al collo: «L’altra volta, il Boezio ha escluso che sia una buona idea invitarli a uno dei nostri Conviti Sub Rosa… anche se loro muoiono dalla voglia. E gli darei retta anche se non fossimo sue vassalle».
            La Goliardia cittadina, quell’anno, era ormai un gioco di Risiko fra i manti porporini del SOPA, quelli rossi bordati di giallo dell’EOL e quelli dorati della Philosophica Ticinensis Comphraternita – o “Filoso-fica”, come amavano precisare i suoi membri d’ambo i sessi. (*)  Il colore fastoso di quest’ultima era stato scelto come omaggio al catino absidale di S. Pietro in Ciel d’Oro. Un rimando puramente storico-artistico, non confessionale, come si conveniva a un Ordine goliardico. Pareva che Boetius I, il fondatore, avesse preso in considerazione l’opzione di manti blu, in omaggio alle acque del Ticino. «Ma, in quel caso, sarebbero stati più appropriati color nutria» concludeva sempre Arianna I.
            Lei aveva aperto il SOPA domandando il vassallaggio a Boetius IV, in omaggio al proprio Ordine di provenienza. Boetius IV era un rampante studente di fisica, entrato in carica dopo che il predecessore si era reso conto che doveva pur laurearsi, prima o poi, e che rischiava di venir “frondato” dai suoi, se non avesse abdicato prima di ammuffirsi del tutto. Essendo la PTC rivale dell’EOL, il neonato Ordine femminile si era già ritrovato con agguerriti candidati a sfide – e dispetti. Fin da subito, la vita delle Arianne sarebbe stata una gara a chi si faceva notare meglio dalla cittadinanza, a chi avrebbe creato il finto monumento più vistoso, a chi avrebbe fatto risuonare più lontano la voce dei canti, a chi avrebbe raccolto più fondi. Naturalmente, la competizione comprendeva anche la bravura a non far trapelare niente delle discussioni in riunione.
            «Sapete?» intervenne Sanguinella. «Pare che Harrypotterius dell’EOL abbia smesso di far Goliardia, perché la sua ragazza non voleva. Ci considera “brutta gente”».
            «Ma davvero?» modulò Arianna I, con un soffio di perfidia.
«E non è tutto» proseguì la consorella, sistemandosi sulla spalla la feluca rossa, carica degli ammennicoli che ricordavano i suoi sei anni di studi medici. «La ragazza di Harrypotterius era la tizia che abbiamo incontrato al Caffè Teatro, quando eravamo in incognito. Era la sua festa di compleanno…»
            Lucia Monella s’illuminò: «Quella che ci ha offerto da bere, perché Lobelia era la sua tutor?»
«Esatto!»
            Arianna I sbottò in una risata fragorosa: «Mamma mia, quanto ci godoooo!!!! “Questo spumante alla tua salute!”, certo… e pure alla faccia tua. Ci ha addirittura detto: “Vi lovvo tutte!”… Ahahahahahahahhahah!!!»
            La sua ilarità contagiò l’intero Ordine, senza differenze di età e grado. Farsi pagare da bere da un’avversaria ignorante e prepotente era quanto di meglio potesse capitare a qualunque goliarda.

(*) A Pavia, esiste realmente una tradizione goliardica. Ma questo Ordine è rigorosamente inventato, come gli altri che compaiono nella storia.


[Continua]

Pubblicato sul quotidiano on line Uqbar Love (29 novembre 2016).

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