martedì 22 novembre 2016

Le rose della notte - I, 7

Parte I: Sorelle



7.

Diana valicò la porta e subito la musica da discoteca anni ’80 la avvolse. Salutò Arnaldo al bancone e si tolse dalle spalle il giubbotto in pelle, decisamente eccessivo in quegli interni riscaldati. La maglietta scura col nome degli “Eluveitie” in bella vista le dava il fascino dell’estraneità, senza per questo farla sentire meno a proprio agio. Entrò nella saletta dove si teneva la festa.
            «Ciao, Roberto! Ciao, Gemma! Ciao, Patrizia!» 

Al suono di quella voce, si voltò anche la superba creatura in abito scarlatto con strascico e volant che si preparava a parlare al microfono. Stavolta, la sua parrucca era corvina e con un’alta acconciatura da gran dama. Il trucco era vistoso (palpebre viola glitterato, gran quantità di eyeliner, fard color terra e lucidalabbra rosa), ma impeccabile come quello di una maschera in maiolica. Ancheggiando sui tacchi, avanzò verso Diana e si fece dare sulle guance due bacetti non troppo calorosi, per non rovinare il lavoro di maquillage: «Sei favolosa come sempre, tesoro».
            «Non come te, Greta Sgarbo». La metallara le lanciò un sorriso da rubacuori consumata.
«Non esageriamo, eh…» replicò la drag queen, schermendosi con un gesto studiatamente lezioso. «Piuttosto… che mi racconti di bello?»
Diana cercò di parlare in tono non troppo interessato: «Ho fatto una nuova amicizia. L’ho invitata alla festa della settimana prossima».
«Fantastico! Amicizia… o…?» Greta Sgarbo si lasciò sfuggire un’occhiata maliziosa.
«Solo amicizia. Per ora» chiosò diplomaticamente l’altra. Gratificò la drag con un baciamano e andò a sedersi a uno dei tavolini.
Dal tavolino di fronte al suo, un’altra drag queen, Rita Gayworth, la salutò levando il calice da cocktail, con un ammiccamento languido sotto le ciglia finte e i rossi boccoli in nylon. Diana ricambiò il cenno con cortesia.
            Notò i preservativi gratuiti e prese uno dei pochi condom femminili avanzati. Lo fece sparire in una tasca del giubbotto che aveva appeso alla sedia.


[Continua]

Pubblicato sul quotidiano on line Uqbar Love (22 novembre 2016).

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