venerdì 19 agosto 2016

La Madonna della Neve

Entrando nella chiesa parrocchiale di Manerbio, fra gli altari laterali a sinistra, se ne può notare uno, impreziosito da un drappo in malachite e dalle sculture settecentesche eseguite da Alessandro e Luca Calegari. Tutto questo fa da cornice a un frammento di affresco quattrocentesco: una Vergine col Bambino, nota come “Madonna della Neve”. 

            La sua festa ricorre il 5 agosto, anniversario della dedicazione della basilica di Santa Maria Maggiore a Roma. Una leggenda vuole, per l’appunto, che il luogo fosse stato scelto perché sede di una nevicata miracolosa. La teologa e giornalista Petra van Cronenburg riconduce questo genere di leggenda alla continuità fra i luoghi di culto cristiani e quelli celtici: laddove, un tempo, erano venerate le dee della natura e della salute, si sarebbe innestato il culto della Vergine (Madonne nere, Roma 2004, Edizioni Arkeios, pp. 83-87). Per l’appunto, ai miracoli e alle guarigioni è stata per secoli collegata quest’immagine della Madonna della Neve, nella pietà popolare dei manerbiesi.
            Come già accennato, il frammento di affresco è ampiamente antecedente l’attuale pieve. Esso fu conservato per volontà popolare quando, nel 1715, si decise di abbattere la vecchia chiesa parrocchiale per edificarne un’altra. Nicola Cé, curato dell’altare di S. Caterina d’Alessandria, riportò nel proprio diario un incidente che riguardò il venerato dipinto: esso fu custodito nella cappella del cimitero; poi, quando fu il momento di ricollocarlo nella nuova pieve, la catena dell’argano che reggeva il frammento d’affresco si ruppe, ma il prezioso carico cadde senza danneggiarsi minimamente (Nicola Cé, Jus Sancte Catharine Cum multis aliis Notitijs, foglio 91). L’episodio si verificò l’1 agosto 1741 e “si tenne communemente per un miracolo” (ibid.). La stessa penna, sulla medesima pagina, riportò un altro accadimento legato alla fama taumaturgica dell’affresco: una certa “Lucia moglie di Gioseppe Turinelli”, che aveva perso la vista d’un colpo, offrì un fazzoletto alla Madonna della Neve e guarì all’istante.
            In un proprio articolo su Il Ponte (N. 1, anno 2010, p. 11), il manerbiese prof. Delfino Tinelli ricorda un momento storico in cui la pietà popolare volle vedere un miracolo: il 5 agosto 1484, durante la cosiddetta “guerra di Ferrara”, le truppe in ritiro decisero di depredare le chiese di Bagnolo e di Manerbio delle loro campane. A Manerbio, i fedeli erano riuniti nella pieve per la festa della Madonna della Neve e pregavano affinché la rapina li risparmiasse. Il bombardiere nemico, salito sul campanile, rimase paralizzato.
            Attualmente, i miracoli tacciono; come si suol dire, “i tempi cambiano” e i manerbiesi non avvertono più il bisogno di un “sacro palladio”, così come i loro antenati settecenteschi avevano dimenticato le dee celtiche sepolte sotto la Madonna della Neve. Ma l’immagine (ancora una volta) rimane al suo posto.

Pubblicato su Paese Mio Manerbio, N. 111 (agosto 2016), p. 14.

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