venerdì 27 marzo 2015

Re Ambrognaga, la vecchia e il tribunale

A Manerbio, il Carnevale del 2015 è stato festeggiato a metà Quaresima. Era stato programmato per domenica 15 febbraio, ma il tempo inclemente ha richiesto un mutamento in agenda. Carri e gruppi hanno dunque sfilato la sera del 12 marzo, incontrando il pubblico in Piazza Italia. La data scelta ha permesso di fondere il Carnevale con il “rogo della vecchia”, che rappresenta l’abbandono dell’inverno e delle scorie dell’anno trascorso. In questo, ha avuto un ruolo centrale il gruppo di teatro dialettale “Chèi dè Manèrbe”. Sotto la direzione di Angela Maria Bortolozzi, sorella del compianto poeta Memo, è stata riproposta la maschera di Ambrognaga, l’uomo-albicocca che è da decenni il re del Carnevale manerbiese. Il personaggio è stato trasportato in “trionfo” su un carrozzone da fiera, mentre un altoparlante trasmetteva il “tango bresciano” a lui dedicato. Ambrognaga era affiancato non da un ciambellano, ma da un Ciambellone di corte. Intorno a lui, i “Menaguaios” dagli ampi sombreri scacciavano la malasorte con chitarre e cornetti; al suo seguito, c’era anche un inedito “teatro del re”, ovvero “Chèi de Manèrbe” interpretanti i personaggi de I Promessi Sposi. Le pesanti (e improbabili) calzature che accompagnavano tutti i costumi illustravano il motto esibito sul retro del carro: “Scarpe grosse, cervello fino”. 

            Oltre al carrozzone di Ambrognaga, si è distinto il carro dei pompieri, affaccendati a estinguere incendi immaginari con un nebulizzatore e a trasportare una morbidissima scala gonfiabile.
            La sfilata è approdata all’oratorio S. Filippo Neri, dove era già stata allestita la pira. Su un palco montato nell’area giochi, si sono scatenati balli di gruppo. Poi, “Chèi de Manèrbe” hanno inscenato il “processo alla vecchia”, presieduto di diritto dal re Ambrognaga. Teresina, la Vecchia Regina, ha difeso le ragioni delle sue coetanee: “matte, ma capaci anche di pensare”. Il “teatro del re” ha poi mostrato le colpe che la “vecchia” rappresentava: la prepotenza, la vigliaccheria e la connivenza. Un Renzo trafelato ha scoperto la scomparsa della sua Lucia, fra il silenzio di don Abbondio e lo scherno dei bravi. Un’oca contesa fra il promesso sposo e Perpetua ha svolto alla bell’e meglio la funzione dei celeberrimi capponi. Dulcis in fundo, i bravi sono stati umiliati dall’insospettabile, ma linguacciuta serva del curato.
        
    Il processo, come da copione, si è svolto con l’immancabile rogo, ma anche con il monito a “non giudicare troppo facilmente”.
            Nel corso della serata, l’AVIS di Manerbio ha offerto lattughe, caffè e cioccolata calda. La festa si è conclusa con la premiazione delle maschere di grandi e piccini.



Paese Mio Manerbio, marzo 2015, pag. 8.

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