martedì 26 febbraio 2013

Il mito Non-Morto


Il “fenomeno Twilight” ci ha abituati a vederli come un sogno adolescenziale. Ma i vampiri hanno una storia assai meno rassicurante e che travalica la fiction. Essa è in mostra alla Triennale di Milano, sotto il titolo “Dracula e il mito dei vampiri” (23 novembre 2012 – 24 marzo 2013). L’anno scorso è caduto il centenario dalla morte di Bram Stoker, il “padre” del noto personaggio. Da qui, probabilmente, l’idea dell’iniziativa, organizzata in collaborazione, oltre che con La Triennale, con il Kunsthistorisches Museum di Vienna. L’allestimento è stato curato da Alef, lo stesso staff che ha lavorato a Pavia, per la mostra di opere di P.A. Renoir.
L’esposizione è articolata in nove sezioni, che tracciano un percorso dalle origini alla modernità, dalle tenebre alla luce. In apertura, il trailer di Bram Stoker's Dracula, diretto da Francis Ford Coppola (1992). Un film che fece tabula rasa dei cliché già affermati, rintracciando l’ispirazione storica del protagonista e puntando sulla qualità dei costumi. Per l’appunto, la mostra ospita un omaggio a Ishioka Eiko: la costume designer che rivestì i personaggi, ispirandosi alla natura e a Gustav Klimt.
Subito dopo, i ritratti secenteschi di Vlad III Dracula, voivoda della Valacchia (1431? – 1476?). Stoker si ispirò a questa guerriera e controversa figura, per creare il proprio vampiro: da cui la convinzione che la creatura sia tipicamente transilvanica. Vampir, in realtà, è un termine serbo-croato. La credenza è tanto radicata nei Balcani da suscitare tuttora psicosi collettive: del 29 novembre 2012 è l’articolo Vampiri terrorizzano la Serbia, sul sito La Voce della Russia . Ma allo spettro sono state attribuite anche origini scandinave, tedesche, egizie.
La documentazione esposta a Milano porta in epoche e mondi in cui s’incrociavano il raccapriccio per fenomeni legati alla decomposizione, allucinazioni dovute a malattie, convinzioni religiose. Si pensi al “Diavolo sotto vetro”, proveniente dall’Austria. Poi, i “morti viventi” o i Nachzehrer (“mangiatori di sudario”). La sezione “La realtà dietro il mito” è stata curata da Margot Rauch.
         Dalla storia e dall’antropologia, si passa ai precedenti letterari di Dracula (1897). Sono esposte le prime edizioni di The Vampyre di J. W. Polidori (1819) e Carmilla di Sheridan Le Fanu (1872), nonché locandine di spettacoli teatrali a tema. Sono offerti al pubblico gli appunti e il “diario perduto” di Stoker, oltre alla prima edizione del suo romanzo, con dedica manoscritta alla madre. La sala successiva ospita “Le casse di Dracula”: box in legno contenenti altrettante mini-sezioni. In una, l’opera e la voce dell’ Arch. Italo Rota si calano nei panni d’un vampiro che arreda la propria dimora. Un’altra invita a spiare dal buco della serratura “Il bacio del vampiro”, antologia di scene cinematografiche. Il critico Gianni Canova ha allestito “Morire di luce”, serie di tre schermi su cui sono proiettati brani filmici, intercalati da citazioni eloquenti. Anche le pareti ostendono frasi d’autore. Una linea del tempo traccia le diverse percezioni di questa figura nelle varie epoche: materializzazione dell’inconscio, flaneur metropolitano, emblema dell’eros, rilettore della Storia o uomo fra gli uomini. Sono una sequenza storica anche i costumi della “Donna Vamp”, creazione del cinema e della fotografia (fine XIX – inizio XX sec.). Giulia Mafai spazia fra teatro e mondanità, approdando al burqa, come polemica verso una cultura che “risucchia” la personalità. “La moda e i vampiri” propone un contributo fotografico de “L’Uomo Vogue”. Il percorso si chiude con un omaggio a Guido Crepax, il fumettista che “succhiava” la vita altrui, per rifonderla nelle tavole. Alla Triennale, si terranno perfino cinque giornate dedicate alla promozione delle donazioni di sangue (iniziativa AVIS).
Tutte tappe d’un percorso in cui il Vampiro, nelle sue varie declinazioni, si rinnova come pretesto per parlare dell’Uomo.
Catalogo: Dracula e il mito dei vampiri, Milano, 2012, Skira.
Inchiostro (Pavia), n°123, febbraio 2013, pag. 17

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