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Quante volte si sentono frasi del genere, quando si parla di disturbi alimentari? In realtà, hanno radici più profonde. Nascono dagli attaccamenti affettivi e dall'interiorizzazione dello sguardo altrui. Non sono neppure causati esclusivamente dalla famiglia: l'insorgenza dipende da molti fattori. Ne ha parlato la giovanissima Clara Tinti, autrice del testo autobiografico "Cadono pezzi di me" (GAM Editrice, 2025). Il volume è stato presentato al Teatro Civico "M. Bortolozzi" di Manerbio, il 22 novembre 2025. Con lei, c'erano: la dott.ssa Federica Pagani, responsabile dell'ambulatorio di neuropsichiatria infantile presso l'ASST degli Spedali Civili di Brescia; il dott. Mauro Domenico Consolati, responsabile sanitario del Centro dei disturbi del comportamento alimentare presso la Fondazione Richiedei di Gussago; don Luca Sabatti, vicario parrocchiale di Manerbio. L'incontro era stato organizzato dal Comune di Manerbio e dalla Parrocchia S. Lorenzo. La moderatrice era la giornalista Barbara Appiani.
Dopo
i saluti istituzionali, si è collegata in videoconferenza Simona Tironi,
assessora a istruzione, formazione e lavoro della Regione Lombardia. Ha
ricordato la legge 2 del 23/02/2021: "Disposizioni per la prevenzione e la
cura dei disturbi della nutrizione e dell'alimentazione e il sostegno ai
pazienti e alle loro famiglie". Un esempio a cui si augura di avere un
seguito.
"Cadono
pezzi di me" ha un doppio significato. Indica la perdita d'identità che
porta ad ammalarsi, ma anche la rinascita: la guarigione richiede di
"lasciar andare" quella parte di noi che ci ha spinto verso il
disturbo.
La scrittura è stata parte essenziale del ritorno di
Clara alla vita. A Gussago, le lettere erano l'unico mezzo di comunicazione
consentito, durante il necessario mese d'isolamento. Più tardi, scrivere è
stato un modo per far dialogare fra loro la sua parte razionale e la sua parte
ammalata, per metterle a confronto.
Un
aspetto particolarmente insidioso dei disturbi alimentari è la tendenza a
nasconderli con bugie e manipolazioni. Si difende la malattia come si
difenderebbe se stessi, perché con essa (inizialmente) ci si identifica. La
sofferenza rimane quindi nascosta a lungo, finché i sintomi non sono evidenti.
La dott.ssa Pagani ha spiegato che questo tipo di comportamenti si riscontrano
anche in bambini di età scolare o prescolare, che esprimono attraverso il cibo
l'ansia e le paure che hanno interiorizzato. Gli alimenti diventano il veicolo
di manifestazione di un angoscia che non trova le parole per dirsi. Il
nutrimento diventa allo stesso tempo campo di battaglia e rifugio.
Paradossalmente, il disturbo è una difesa elaborata dalla psiche per difendersi
dalle emozioni che non si sanno gestire.
Una
volta che Clara non ha più potuto nascondere la malattia alla famiglia, sono
arrivati i soccorsi medici e spirituali. A Gussago, durante il mese
d'isolamento, ha riconosciuto l'importanza di ciò che stava perdendo: i
contatti e gli affetti. Durante un'uscita natalizia organizzata a Brescia, ha
dolorosamente confrontato la spensieratezza degli altri con la propria
condizione. L'ossessione per il cibo le stava facendo perdere le persone care e
le gioie dell'esistenza. La cura, quando funziona, consiste proprio nel
risvegliare la fame di vita e di amore che la concentrazione su se stessi stava
soffocando. Guarire è anche riconoscersi il diritto di essere fragili: un
messaggio fondamentale per salvarsi, nella società della "perfezione
personale".

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