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A Manerbio, il nero mostra i colori dell’essere

Due opere esposte alla mostra che il collettivo "In Essere" di Manerbio ha dedicato al colore nero. In primo piano: una scultura in frammenti di plastica nera pendenti. Sullo sfondo: il panda del logo del WWF.
Dopo la mostra sul bianco, a Manerbio prosegue la serie di esposizioni dedicate ai colori. Il collettivo artistico “In Essere” è tornato al Bar Simposio con una mostra riservata al “Nero”. È rimasta aperta dal 13 novembre al 10 dicembre 2025 e ha stregato il pubblico con il mistero di questa tinta. Tutte le opere erano totalmente dipinte di nero e ciò ne amplificava sorprendentemente il significato. Luciano Baiguera, come sempre, era allo stesso tempo partecipante e coordinatore. 

Pensiamo, per esempio, alla “Purificazione” di Sheila: forme disciolte in onde, interamente del colore della notte. Oppure, a “Il rifiuto” di Cristina Brognoli: da alcune bottiglie di plastica gettate via, nascevano una rosa e una croce. Era un chiaro augurio di rinnovamento ecologico e spirituale.

Fabiana Brognoli aveva creato “Sotto la stessa pioggia”. Il titolo si riferisce al filo conduttore da lei scelto per le opere con cui intende partecipare alla serie di mostre sui colori: la pioggia, appunto. Abitualmente segno di purificazione, benedizione o malinconia, nella versione “nera” è completamente stravolta. L’acqua dalle nubi diventa contaminazione, oscurità e dolore: una verità amara e ineluttabile che ricade su tutti. La figura umana che corre sotto la pioggia nera è ciascuno di noi nei momenti di disperazione e crisi.

Vanessa Anzoni aveva portato “Oro nero”: un bassorilievo raffigurante un airone morente in una chiazza di petrolio. Le perdite di petrolio nei mari sono infatti cause di morte atroce per gli animali acquatici. Questo tipo di catastrofe ambientale è stato da lei reso con pathos, utilizzando la resina per riprodurre la viscosità dell’ “oro nero”.

Un segno di luce e speranza veniva invece dalla creazione di Giovanna Cremaschini: “Non avrò più paura”. Di carattere apertamente religioso, rappresentava l’angoscia del Golgotha come preludio alla Resurrezione. Tra gli alberi, infatti, il Cristo era rappresentato come già risorto e luminoso (grazie ai riflessi della vernice nera).

Il senso del sacro tornava nell’opera  di Ermanno Sterza: “Cautela”. Per “sacro”, l’artista intendeva quel “luogo altro” ove l’umanità colloca abitualmente le “forze superiori” e, quindi, incontrollabili. Il nero, qui, indicava l’inconoscibile: il divino, la follia, il sogno, il caos, tutto ciò che va trattato con cautela, appunto. 

Fotografie realizzate dal Fotoclub di Manerbio per la mostra del collettivo "In Essere" dedicata al colore nero: foto in bianco e nero dei bambini di Manerbio, in momenti ludici e festivi del passato.

Una sorta di ponte fra l’arte del passato e quella contemporanea era “Dentelle Noire” (= “Pizzo Nero”) di “FuckNews”, pseudonimo dell’artista. In due fotografie “gemelle”, stampate su tela, un giovane di colore era rappresentato in scuri abiti settecenteschi: prima ad occhi chiusi, poi ad occhi aperti. Lo stupore di queste palpebre spalancate suggeriva all’osservatore la sorpresa del personaggio, che non si aspettava il nostro sguardo. L’ironia era sottolineata dalla maschera africana che accompagnava il protagonista: dunque, uno dei due volti non era reale!

La mostra comprendeva un nutrito contributo del Fotoclub di Manerbio: una serie di foto d’epoca (in bianco e nero, appunto) rappresentanti bambini intenti a giocare. Era uno di quei casi in cui il nero era un colore di speranza.

Speranza, guerra, leggerezza, angoscia, paura, rinascita: la tinta della terra e della notte si è espressa in tutte le sue potenzialità e la sua forza. Oltre agli artisti già menzionati, erano presenti Lorena Lamagni, Enrica Stocchetti, Luigi “Bigiai” Viviani, Lorenzo Piovani e Fabio Sterza. Ciascuno di loro ha meravigliato i visitatori con idee e forme che speriamo non vi siate persi.

Pubblicato su Paese Mio Manerbio, N. 222 (dicembre 2025), p. 9.

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