giovedì 8 marzo 2018

"Hoc est corpus meum" per Famolo Libero 2018


Il soggiorno di Arianna aveva un pavimento in cotto e un soffitto con travi in vista. Il lume ovattato del lampadario era arricchito da vari faretti. «Mi piace lavorare con la luce artificiale» spiegò Arianna. Angelo annuì. Maurizio, invitato ad assistere alla posa, si sistemò discretamente sul divano.
            La ragazza aveva spiegato che voleva tratteggiare uno schizzo per un “San Sebastiano”. Più che un omaggio devoto, sarebbe stato uno alla bellezza e al dolore - aveva precisato.
«Ti legherò qui» indicò la padrona di casa, puntando il dito contro una piantana. Angelo respirò a fondo e si apprestò a sbottonarsi la camicia. «Un attimo…» gli soffiò l’amica all’orecchio. «Permetti che faccia io?» 
Pietro Perugino, San Sebastiano, 1495 circa.
La mano affusolata di Angelo ricadde obbediente. Le dita di Arianna infusero al suo petto un formicolio bruciante. Il ragazzo gettò un’occhiata al divano. Maurizio rimaneva serafico come sempre, spaparanzato con noncuranza - un sorriso nella nera barba. I suoi selvaggi capelli si arruffavano fin sul petto vasto, irsuto e olivastro, appena rivelato fra i lembi della camicia.
Angelo si sentì carezzare le spalle dalla stoffa che si sfilava, da mani gentili. Si morse un labbro, quando Arianna si occupò dei suoi pantaloni. Cercò di non pensare alle reazioni inconsulte su cui aveva scherzato l’amico, una volta, parlando delle attrattive di lei. Si domandò cos’avrebbe pensato la ragazza, al confronto fra i due corpi. Cos’avrebbe detto, vedendolo così diverso dal metallaro crinito che sedeva sul suo divano e che lei conosceva fin troppo bene…
Quando quasi tutto il suo pudore fu rimasto senza difesa, Arianna lo salvò drappeggiandogli un piccolo lenzuolo intorno ai lombi. «Ecco, così sei perfetto!» chiosò lei, sorridente. «Appoggiati lì». E indicò la piantana. Angelo eseguì.
Arianna gli prese garbatamente le braccia e gli legò i polsi dietro la schiena con una benda.
«Fa male così?»
«No…»
Lei andò a prendere l’album e la matita. Prima di mettersi a lavorare, impresse una lunga occhiata su Angelo. Il ragazzo divenne di fuoco.

*   *   *

Angelo si ravviò le lunghe ciocche castane. Non si sentiva troppo entusiasta di quella prima esperienza come modello. Preferiva disegnare, si disse. La bellezza viene dal corpo degli altri. Lasciatemi dall’altro lato del foglio, nell’ombra della creazione.
«Vieni a vedere!» trillò Arianna, suadente. Lui si volse verso il divano. L’amica e Maurizio gli avevano lasciato uno spazio fra loro. Lei reggeva l’album con il lavoro appena eseguito. Rassegnato, li raggiunse. Si sedette, scivolando tra i fianchi massicci di lui, foderati di jeans, e la minigonna scozzese della ragazza.
Arianna depose sulle sue ginocchia il “San Sebastiano” col suo volto. Il cuore di Angelo sobbalzò. Quel suo ritratto rappresentava un giovane flessuoso, teso come una fiamma. Il volto malinconico, dalle lunghe ciglia, era composto in un dolore sublimato, come se le frecce fossero qualcosa di spirituale. Le ciocche ombreggiavano le guance, correvano in rivoli sulle spalle. Gli archi delle braccia erano un molle sforzo di poesia. Il biancore della pelle, che gli era sempre sembrato una fragilità, assumeva una dimensione neoclassica.
Questo sono io.
Levò verso Arianna uno sguardo di gratitudine. Fra i tratti egizi della matita, gli occhi dorati e affusolati di lei gli inviarono un muto incanto. Le mèches color mogano, nel suo caschetto castano, le lambivano fronte e ciglia, come per mormorare un segreto. Collanine e braccialetti vibravano sulla sua pelle perlacea, là dove la camicetta a righe non la copriva.  Angelo si lasciò prendere la mano. La ragazza se la portò alle labbra, se la posò sul cuore. Nei pressi, il suo seno ansava. Lui si domandò quanto l’avrebbero trafitto i suoi nascosti capezzoli, al tatto.
Alla sua destra, avvertì il vasto e caldo palmo di Maurizio carezzargli il femore. La barba e la chioma dell’amico gli punsero l’orecchio.
Qualcosa esplose in colate di cera, nel petto di Angelo, quando la sua voce profonda gli sussurrò:
«Sei bellissimo».

Menzionato come “testo più coinvolgente” al concorso “Famolo libero” 2018 - 2^ edizione, bandito da alcune associazioni studentesche dell’Università degli Studi di Milano.

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