giovedì 14 dicembre 2017

Molière e il “Tartufo”: i manerbiesi si preparano al teatro

tartufo i guitti brescia
Tartufo secondo I Guitti.
Fonte: teatrodelleali.com
In un’epoca in cui lo spettacolo viaggia per diversi canali, andare a teatro è un’attività da intenditori. Per apprezzare opere che, spesso, non appartengono neppure alla nostra epoca, un po’ d’introduzione non guasta. Perciò, la cittadinanza è stata invitata a una serata di presentazione del Tartufo (1664-1669) di Molière. L’iniziativa era firmata principalmente dal gruppo di lettura “Libriamoci” e da quello di conversazione in lingua “Café Français”; ma la collaborazione coinvolgeva anche l’Associazione Amici della Biblioteca di Manerbio, il Teatro Politeama e l’Assessorato alla Cultura. La scelta di presentare Tartufo o L’impostore era dovuta al fatto che questa commedia sarebbe stata rappresentata a Manerbio il 27 novembre: un adattamento del regista stesso, Luca Micheletti, inscenato dalla Compagnia Teatrale I Guitti
            Il 23 novembre, si è tenuta la suddetta serata introduttiva, presso la Biblioteca Civica. La relatrice era la prof.ssa Gabriella Arici. Questa ha precisato che il termine tartuffe, per indicare un impostore, non fu un’invenzione di Molière. La sua opera lo rese però proverbiale.
            Essa narra di un generoso padrone di casa, Orgone, che ospita a casa propria il signor Tartufo: un uomo di mondo che si atteggia a direttore di coscienze. La stima di Orgone per lui è sconfinata, al punto da promettergli in sposa la propria figlia. Non pago di ciò, Tartufo cerca anche di sedurre la moglie dell’amico e di appropriarsi di tutti i beni di costui. Riuscirà Orgone ad aprire gli occhi?
            La commedia non ebbe una vita facile. Essa irritò gli ambienti devoti e conservatori che circondavano il re di Francia; la sua rappresentazione fu pertanto vietata. Nel 1667, ne fu proposta una nuova versione: Panulfo o L’impostore. Il divieto di Luigi XIV fu però rinnovato. La questione si risolse solo nel 1669, con una riedizione della commedia che si concludeva esaltando la magnanimità regia. 
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L'incontro nella Biblioteca Civica di Manerbio
per presentare il "Tartufo".
            La prof.ssa Arici ha descritto Tartufo come un’opera metateatrale: quella del personaggio eponimo è una “recita nella recita”. “Ipocrita”, in greco, significa “attore”: e Tartufo si mette in scena continuamente. Non compare mai da solo, perché, senza un pubblico, egli non potrebbe esistere. Non pronuncia mai monologhi, perché il monologo è il linguaggio dell’anima, che un impostore non può svelare. Per due interi atti, non compare di persona: viene costruito dai discorsi che gli altri personaggi tengono su di lui. Perché Tartufo è fatto di parole, di (falsa) reputazione. È suscettibile di interpretazioni molto diverse, anche se deve comunque rimanere un carattere sgradevole.
            Sia Tartufo che Orgone sono “tipi”: personaggi cristallizzati in un determinato ruolo (l’imbroglione e il generoso ingenuo). Tale semplicità era pensata per un pubblico spesso illetterato. Tuttavia, la loro caratterizzazione mostra una sottigliezza che non si ritrovava nella contemporanea Commedia dell’Arte. La loro universalità è la medesima dei vizi umani. A ciò, si aggiunga che la lingua di Molière è assai affine al francese contemporaneo: questi attributi fanno sì che sia un autore tuttora immancabile sulle scene.
            Dopo la presentazione della prof.ssa Arici, è stata illustrata la stagione teatrale del Politeama. La serata è stata conclusa da Andrea Alessandrini, membro della compagnia CaraMella di Bagnolo Mella. Ha descritto il teatro come modo per stimolare la crescita personale, variando i punti d’osservazione. Al contrario di altre forme di spettacolo, questa è caratterizzata dalla relazione diretta col pubblico e dall’importanza del punto di vista di ciascun spettatore.


Pubblicato su Paese Mio Manerbio, N. 127 (dicembre 2017), p. 15.

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