mercoledì 23 novembre 2011

Corsa all'utopia


Può essere letta come una parodia dei film d'azione su evasioni rocambolesche. Galline in fuga, effettivamente, non risparmia ironia, a partire dall'ambientazione: un allevamento di pollame. Come ricorda a più riprese Mrs. Tweedy, la proprietaria, un "cervello di gallina" non gode di grande stima. Tuttavia, fin dai primi fotogrammi, le pennute protagoniste si caratterizzano per scaltrezza, capacità organizzative e volontà di riscatto. Qualità espresse al massimo grado da Gaia, la "rossopiumata" che guida i tentativi di evasione dall'allevamento-lager.
Su di lei si accanisce la repressione dei signori Tweedy. E qui il tono si fa serio. Gaia viene perseguitata perché intelligente e volitiva. Soprattutto, più d'ogni altra è capace di pensare ad una vita alternativa: "Non ho mai sentito l'erba sotto le zampe..." Messaggio che potrebbe anche farsi animalista. Ma il lungometraggio d'animazione va oltre e fa delle galline una metafora degli umani. A partire dall'allevamento, che ricorda non scene di economia agreste, ma quelle -ben più tetre- immortalate nelle fotografie di Auschwitz e Dachau.
E molto più umane sono le galline rispetto ai cosiddetti "umani" della storia, i coniugi Tweedy. Lui è sempliciotto, legato alle tradizioni familiari; lei lo tratta con disprezzo, lo stesso che riserva alle galline, negando loro la capacità di pensare. Unica dote vagamente apprezzabile della signora: una certa intelligenza imprenditoriale. Infatti, è lei a prendere tutte le decisioni sull'attività economica, benché l'erede dell'allevamento sia il marito. Sempre Mrs. Tweedy deciderà di lanciare una nuova produzione: abbandonerà le poco redditizie uova, per volgersi ai pasticci di pollo (naturalmente, tagliando fuori dall'attività un sempre più succube Mr. Tweedy).
L'avidità è presente in modo quasi ossessivo nel film ed è la causa prima della condizione delle galline. A subirla non sono solo le malcapitate pennute, ma anche -in fondo- Mr. Tweedy, ridotto a piegarsi su se stesso ed a recitare il ruolo del carnefice per compiacere la moglie. Nonostante la sua indolenza, tuttavia, riesce a captare il fermento serpeggiante fra le prigioniere: "Sono organizzate". Riesce a riconoscere loro volontà e personalità, forse perché meno annebbiato dalla gretta smania di denaro.
Nel frattempo, Gaia elabora qualcosa che ha sempre avuto grande forza trascinante nella storia: un'utopia. In questo senso, il titolo originale -Chicken Run- è molto più eloquente: quella delle galline è una corsa, non solo via da qualcosa, ma verso qualcosa. Gaia vorrebbe condurle alla riserva per uccelli che si trova su una collina, visibile dall'allevamento. Progetto che causa reazioni contrastanti fra le compagne. C'è chi non si rende pienamente conto della situazione. C'è chi trova il sogno semplicemente assurdo. Ma prevale lo spirito di collaborazione. Il carisma di Gaia riesce a unificare la comunità delle galline; quando viene a mancare la speranza da lei instillata, l'affiatamento si incrina.
L'utopia, dunque, comincia a realizzarsi in loro stesse, nella loro capacità di pensarsi diversamente e di pensare tutte insieme. Le unisce anche la morte, unico orizzonte all'interno dell'allevamento. Non è in grado di capirlo Rocky, l'aitante "gallo volante" fuggito da un circo. Un personaggio, almeno inizialmente, debole e contraddittorio: sa cosa significhino la prigionia e lo sfruttamento, ma rimprovera Gaia per i suoi progetti audaci. Le speranze riposte in lui, nella sua millantata arte del volo, saranno la più grande delusione delle galline, la prima -e  quasi definitiva- incrinatura dell'utopia. Il suo profilo morale sembra riacquistare vigore con il salvataggio di Gaia dall'infernale "sfornapasticci" di Mrs. Tweedy.
 Il "leggero" Rocky è dunque capace di reagire davanti al pericolo corso da chi ama e sarà questo a determinare la sua maturazione personale. Ad imparare qualcosa, però, non sarà solo il giovane galletto, ma anche l'anziano Cedrone, che vive di ricordi. Questo "fantasma della propria gloria" si riscoprirà, invece, un ruolo nel presente, grazie a Gaia: "Parli sempre dei tuoi tempi... Ebbene, i tuoi tempi sono arrivati." Ex-mascotte della Royal Air Force, Cedrone metterà a disposizione l'idea di una macchina volante che si deciderà a pilotare di persona.
Quanto a Mrs. Tweedy, con implacabile contrappasso, perirà proprio nello sfornapasticci in cui si condensavano i suoi progetti di arricchimento. Mr. Tweedy, in un certo senso, ne esce affrancato. Si può pensare che, d'ora in avanti, avrà una vita domestica tanto solitaria quanto tranquilla -sebbene senza allevamento.
Quanto alle galline, finalmente assaporano la loro utopia realizzata. Tuttavia, come in ogni film minimamente onesto, non manca uno spunto di inquietudine nello stesso lieto fine. La pellicola, infatti, si chiude sui due topi contrabbandieri che avevano fornito i materiali per la macchina volante.
Avidi di uova, meditano su come produrne per sé. E torna, inesorabile, l'idea di creare un allevamento. E' stata neutralizzata Mrs. Tweedy, ma non quell'avidità che aveva dato inizio al dramma. I due si impantanano nel vecchio dilemma: "E' nato prima l'uovo o la gallina?", che impedisce loro di giungere a conclusioni operative. E serpeggia una speranza sottile: che la soluzione non giunga mai, perché non distrugga l'utopia faticosamente conquistata.



 

Nessun commento:

Posta un commento

Si avvisano i gentili lettori che (come è ovvio) non verranno approvati commenti scurrili, offese dirette, incitazioni all'odio di qualunque tipo, messaggi che violino la privacy o ledano l'onore di terzi. Si prega di considerare questo blog come uno spazio di confronto, così come è stato fatto finora, e non come uno "sfogatoio". Ci scusiamo per eventuali ritardi nella pubblicazione dei commenti: cause (tecnologiche) di forza maggiore. Grazie.