Sull'Odissea diretta da Christopher Nolan (2026) è stato detto di tutto e di più. Le accuse di "scarsa fedeltà" al testo omerico fanno alquanto sorridere: la funzione del cinema d'autore è anche quella di riscrivere le grandi opere in maniera originale, cogliendone aspetti inediti. Per la semplice didattica delle letterature antiche, c'è già materiale audiovisivo a sufficienza. Ciò che interessa di questo film è proprio l'impronta caratteristica di Nolan, che ha ritrovato in Ulisse alcuni tratti delle inquietudini contemporanee. Del resto, già gli aedi antichi ampliavano, abbellivano e reinventavano a iosa, a seconda di quanto dettavano le Muse. È tipico della mitologia antica vivere di versione in versione. Ben venga anche l'Ulisse 2.0, diverso dall'antico, eppure così fedele a se stesso.
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| Fonte: Ecranlarge.com |
L'Odissea di Nolan: le differenze principali rispetto a Omero
Che L'Odissea di Nolan si prenda numerose licenze rispetto a Omero è evidente, come dicevamo. Pensiamo a Polifemo (Bill Irwin): il suo stesso nome significa "colui che parla molto", eppure, nel film, è quasi muto. Non è un errore, ma un modo per sottolineare quanto non consideri i marinai greci come persone.
- Perché non ha parlato prima?
- Tu parli con le formiche?
Non diciamo poi di Elena interpretata da Lupita Nyong'o, così come la sorella Clitennestra. La sua pelle nera ha riempito le bacheche social di polemiche (ma non lo ha fatto il "biondo Menelao" calvo e con la barba bruna di Jon Bernthal). In realtà, sia Elena che Clitennestra compaiono assai fugacemente nel film. Non è tanto la loro quantità di melanina a colpire, quanto la sorte del volto di Elena: metà di esso è solcato da cicatrici, a perenne ricordo della guerra combattuta a causa sua. Anche il suo animo è segnato dal rimorso. Tutto questo non c'è nell'Odissea omerica, in cui la regina spartana non risulta affatto toccata dalla tragedia: sempre bellissima, perfettamente reintegrata nel suo ruolo, sembrerebbe aver dimenticato quei dieci fatali anni e induce all'oblio anche gli altri personaggi, coi suoi farmaci.
Nell'epica di Omero, Elena è l'emblema dello splendore semidivino, un'icona intoccabile. Nel film di Nolan, per quanto regale e splendida, è una donna in carne ed ossa: non avrebbe potuto uscire indenne da una tragedia intercontinentale.
Circe (Samantha Morton) non è affatto la dea incantevole che ci aspetteremmo. È una contadina non più giovane, povera, selvatica. La sua magia non ricorda l'energia del Sole suo padre, ma quella di una fattucchiera di campagna che si difende dalle violenze degli sconosciuti. Il suo personaggio denuncia la condizione di una donna sola, costretta a vivere nella paura e nel sospetto, nonostante i suoi grandi poteri.
Sinone (Elliot Page) non è un personaggio di Omero, bensì di Virgilio, che racconta l'inganno del cavallo di legno nell'Eneide. Da ambiguo complice delle astuzie di Ulisse (Matt Damon), ne diviene la vittima coraggiosa e innocente. Addirittura, sarebbe stato mandato in guerra per risparmiare l'aristocratico Antinoo (Robert Pattinson): Nolan introduce così il tema dei brogli e dei favoritismi nell'arruolamento militare. Sinone, anche per via di questo confronto, assume un profilo altissimo finora estraneo alle opere letterarie che parlano di lui. Da simbolo di perfidia (persino nell'Inferno dantesco) a vittima purissima: una bella promozione, non c'è che dire!
Agamennone (Benny Safdie) è stato largamente criticato per l'armatura assai poco "filologica". Ma l'Odissea non è mai stata un'opera storica. Rappresenta Micenei idealizzati e anacronistici, appartenenti al tempo senza tempo del mito. Anche il ritratto che ne fa Nolan è mitologico: raffigura un'idea di eroe e di condottiero che colpisce l'immaginario, oltre a ricordare il suo celebre Batman.
I compagni di Ulisse non sono più così sventati e incolori come nel poema. Sono attivi, consapevoli, perfino ribelli a quel capitano non certo santo. Si nutrono dei buoi del Sole non per debolezza, ma per scelta della morte meno atroce. Ulisse, scaltro e carismatico, deve accettare il fatto che anche loro siano dotati di volontà e intelligenza. Ciò rende le loro disavventure ancora più tragiche.
Calipso (Charlize Theron) diviene la procacciatrice del loto per Ulisse, che in Omero rimane invece lucido e salva i compagni intossicati dal fiore. Questa licenza poetica rende però più accettabile ai contemporanei i sette anni di oblio del re di Itaca: come avrebbe potuto dimenticare il suo grande amore per la moglie Penelope (Anne Hathaway) e il figlio Telemaco (Tom Holland)? Ovvio, era stato drogato con l'inganno. Del resto, se la dea Circe è stata trasformata in una fattucchiera avvelenatrice, perché non fare la stessa cosa con la dea Calipso? Tuttavia, la ninfa non perde alcunché del suo pathos di amante abbandonata. Forse, proprio questo inganno del loto le conferisce un lato oscuro che la rende più profonda e umana.
Di Penelope, Nolan esalta la costanza e la fierezza. La sua attesa di Ulisse non è passiva conservazione del trono del marito, ma un atto di coraggiosa indipendenza.
Infine, gli dei: iperattivi e onnipresenti in Omero, ci sono anche qui, ma in forma diversa. Vivono nei sogni, nelle speranze e nelle paure degli uomini.
Ulisse, l'eroe esploratore e distruttore
Perché un'altra Odissea? Non si tratta solo della vitalità inesauribile del mito, ma di ciò che significa questo mito. Ulisse ben rappresenta la pulsione umana dell'esplorazione, al centro di capolavori di Nolan come Inception (2010) e Interstellar (2014). Le sue vicende sono un misto di reale e irreale che ben si confà alla musa del regista ed evocano il concetto di labirinto, che sia quello dell'universo o della mente umana. Anzi, forse non è possibile distinguerli. Le avventure di Ulisse sono legate allo stesso tempo al mondo variegato del Mediterraneo e alla versatilità della sua mente curiosa.
Tuttavia, non si può dimenticare come le peregrinazioni dell'eroe siano la conseguenza di una guerra intercontinentale, da millenni simbolo di tutte le guerre e delle loro tragedie.
Bruciare Troia è stato come bruciare il mondo intero.
Non è difficile rievocare Oppenheimer (2023), anche lui eroe dell'intelligenza volta alla distruzione. Il rapporto fra l'evoluzione dell'ingegno umano e la crescita della sua capacità distruttiva non può essere ignorato, in quest'epoca di tensioni. Il cavallo di Troia fu una bomba atomica ante litteram, che polverizzò i rapporti di fiducia fra i popoli e la fede nella protezione divina. Per giustificarne la costruzione, i Greci lo fecero passare per un dono ad Atena: quella stessa Atena finisce per svanire davanti alla mano disperatamente tesa di Ulisse. L'uomo "dall'agile mente" è più fragile e solo che mai, a causa delle proprie invenzioni. Potrà la sua intelligenza salvarlo da se stesso?

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