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Ri-Creare con la carta e con la pietra

manerbio mostra borgomella
Dal 19 febbraio al 25 marzo 2023, il Bar Borgomella di Manerbio ha ospitato una delle mostre collettive comprese nella serie “InEssere 2 – RiCreazione”. Come suggerisce il titolo, il filo conduttore è l’uso di materiali “poveri” o “insoliti” per fare arte. Colpisce certamente la presenza di una fotografia di Fabio Sterza, che rappresenta l’Antelope Canyon (in Arizona, U.S.A.). In questo caso, sono stati l’acqua e il vento a ri-creare con la sabbia pietrificata, producendo meandri sinuosi e striature magiche. 

            Un collage di Giovanna Cremaschini sembrava invece portarci in Africa a contemplare una maschera rituale dai lineamenti ipnotici, realizzata con semplici materiali di recupero quali carta, stoffa e bottoni. Una scritta faceva parte dell’opera: “Mostrami prima l’uomo che è in te e poi io ti mostrerò il mio Dio”.

            Dalla vitalità di quest’immagine al gelo del nudo femminile di Fabiana Brognoli: la posa abbandonata, le forme astratte, l’espressione abbattuta si accompagnavano a tinte fredde (grigio e azzurro), appena riscaldate da tocchi di colore sabbioso. In alcuni momenti della vita, l’anima messa a nudo ha questo aspetto…

            Sottilmente fiabeschi erano i quadretti di Claudia Zucchelli: qui, tre bambine imboccavano vie misteriose, ciascuna recando il proprio carico.

            Liberi e squillanti erano i colori impiegati da Luigi Viviani per realizzare i suoi “murales” su una tavola di legno, come ad esprimere una creatività fatta della gioia di sfogare le emozioni. Sempre a tinte vivaci era la scultura di Lorena Lamagni: un pavone stilizzato.

            Luciano Baiguera, curatore della mostra, aveva proposto una sua opera alquanto enigmatica: Archeologia industriale (1990). Pezzi di ferro (materiale antico e modernissimo allo stesso tempo) creavano forme solide in un deserto notturno, come a rappresentare l’alba della civiltà tecnologica. Allo stesso tempo, rimaneva all’osservatore il dubbio che esse fossero abbandonate, destinate a corrodersi per l’azione degli agenti naturali. Il senso di surrealtà trasmesso dall’opera ricordava le atmosfere di René Magritte.

            Zefirino Buono era l’autore di S’il vous plaît, mon amour (“Per favore, amore mio”): un gigantesco cuore d’oro, offerta eccellente per qualsiasi beneamato.

            Marcella Bertoli e Stefano Cavalli avevano realizzato una serie di mini-serigrafie di un volto femminile, ciascuna in una diversa combinazione di colori. L’allusione alla Marilyn Monroe e alla Jackie Kennedy di Andy Warhol era evidente.

manerbio mostra borgomella
            Un’originalità di questa mostra era l’aver dato un posto anche alla poesia. Su quadretti cartacei, erano riportati versi di Eliana Gambaretti e di Erica Gazzoldi, ispirati alla contemplazione della natura.

            Un profilo solido ed essenziale era stato scolpito da Cristina Brognoli in un blocchetto di materiale edilizio rinvenuto per caso: un’opera dal sapore primitivo, ma in materiale assai moderno.

            Sempre Fabio Sterza aveva immortalato un arco naturale localizzato sulle Isole Ebridi: lo Stac a’ phris arch, nella sua rocciosa bellezza. 

            Alessandra Comaroli aveva presentato un collage, Mazurka ridotta da quattro mani a due: un coro di giovani donne avente alle spalle colonne di lunghezza variabile, come se esse segnalassero le diverse altezze dei suoni da loro emessi.

            Carlo Monterenzi aveva proposto una fotografia di foglie secche in viola e bianco: un semplice cambio di colori le aveva trasformate in dettagli di una natura oltremondana.

            Proprio la semplicità di un mutamento di sguardo aveva ispirato le opere esposte, mostrando come l’arte non sia un complicato gioco di bravura, ma l’apertura di nuove prospettive sul mondo: un istante d’illuminazione.

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