Passa ai contenuti principali

La Giornata della Memoria in arte a Manerbio

zefirino buono il disegno di dio e quello degli uomini

Zefirino Buono, Il disegno di Dio
e quello degli uomini
 In quanti modi si può celebrare la Giornata della Memoria? Probabilmente, non c'è un limite, in questo senso. Ecco, dunque, che la mostra collettiva "In Essere" ha dedicato un'esposizione proprio alla rimembranza dell'Olocausto. 

Stiamo ovviamente parlando dell'evento artistico ospitato dal Bar Borgomella di Manerbio. Dal 23 gennaio al 12 febbraio 2022, il tema delle opere proposte al pubblico sarà proprio la Memoria.

La prima tela che s'incontra, a partire dall'ingresso, è quella di Zefirino Buono: Il disegno di Dio e quello degli uomini. Il riferimento è all'interrogativo che qualsiasi devoto si è posto dopo il grande sterminio: "Dov'è Dio?" Una grata in filo spinato di plastica si sovrappone a una finestra, da cui fa capolino un brulichio indistinto di stelle di David, linee abbozzate e codici a barre. Questi ultimi, in particolare, sono un riferimento all'uomo ridotto a numero: se non più come prigioniero di un Lager, quantomeno come "prodotto" al pari di tanti altri.

Il filo spinato torna nell'opera successiva: Il tempo parlerà di me, di Davide Rossini. Qui, un "bambino con il pigiama a righe" fissa l'osservatore. Sappiamo benissimo dove si trova e che fine farà. Sarà (appunto) il tempo a parlare di lui.

Cosa sta invece urlando Satana, nell'omonimo dipinto di Isabella Baiguera? Una scritta dice: "From here to eternity", ovvero "Da qui all'eternità": il tempo della sua condanna all'Inferno. Che persino lui si sia disgustato del male, davanti all'Olocausto?

Cristina Brognoli ha realizzato Perez attende il suo turno, dopo Zerach suo gemello. Due ragazzini identici, entrambi con l'uniforme del Lager. Ma uno dei due è già palesemente morto, incenerito. Per l'altro, è solo questione di tempo... Da buona scultrice, Brognoli ha impiegato materiali corposi: garze e cera.

Quasi a insistere sul gran numero di innocenti sterminati, anche l'acquerello di Lucia Aresi s'intitola Bambini della Shoah. La leggerezza della tecnica scelta, stavolta, serve a rappresentare figure evanescenti, senza volto, private della propria identità. Così pure Claudio Lombardi raffigura un'Offerta interamente bruciata (significato letterale di "Olocausto").

Fabio Sterza, nel suo Le linee dell'odio, ha fotografato un paio di binari cosparsi di scarpe, bambole e rose rosse: quanto resta delle vite portate via dai famosi treni merci, insieme a un omaggio floreale che le ricorda. Un altro fotografo, Carlo Monterenzi, ha riportato scatti da Schindler's List, una coreografia di Cristina Zoppini portata sulla scena al Politeama di Manerbio.

Un momento inaspettato è quello immaginato ne Il perdono di Mauro Zilioli: un membro delle SS si inginocchia davanti a un rabbino. Sono invece proiettati nell'aldilà i Riflessi sulla pelle di Fabiana Brognoli: un volto realizzato con piastre di rame, ormai libero dal dolore terreno e trasfigurato da una nuova lucentezza. 

luciano baiguera immagine negata

Luciano Baiguera, Immagine negata

Di Luciano Baiguera è l'Immagine negata: su un libro aperto, si srotolano i negativi fotografici che riportano volti di persone. Una lampadina li illumina da sotto, creando un riflesso a forma di croce. Il riferimento è alle foto documentarie degli internati nei Lager, che dovevano provare l'avvenuto imprigionamento - dopodiché, tutte quelle identità sarebbero state negate. La struttura dell'opera si ispira all'idea di "portare la memoria alla luce". Sempre Baiguera ha realizzato il disegno che funge da locandina: L'angelo del trapasso dalla follia umana. In esso, un alato psicopompo tiene fra le braccia un trapassato, per portarlo dalla dimensione del dolore a quella della liberazione.

Sempre di carattere religioso è il contributo di Giovanna Cremaschini, Original Sin: una bocca enorme a forma di mela ricorda, appunto, l'iconografia del peccato originale. I suoi denti sono affilati. C'è sangue grondante e grossi seni rimandano alla lussuria... Un insieme di pulsioni connaturate all'uomo, da cui nasce anche l'inclinazione allo sterminio.

Tutto questo sfocia nell'SOS Umanità lanciato da Lorena Lamagni: tante mani s'intrecciano in segno d'aiuto e forza. Se è naturale la pulsione distruttiva verso l'altro, altrettanto lo è la tendenza a cercarsi per sostenersi - fondamentale per la sopravvivenza umana, dalla nostra preistoria fino a oggi.

Commenti

Post popolari in questo blog

Letteratura spagnola del XVII secolo

Il Seicento è, anche per la Spagna, il secolo del Barocco. Tipici della letteratura dell'epoca sono il "culteranesimo" (predilezione per termini preziosi e difficili) e il "concettismo" (ricerca di figure retoriche che accostino elementi assai diversi fra loro, suscitando stupore e meraviglia nel lettore). Per liberare il Barocco dall'accusa di artificiosità, si è cercato di distinguere una corrente "culterana", letterariamente corrotta e di contenuti anche immorali, da una corrente "concettista", nutrita dalla grande tradizione intellettuale e morale spagnola. E' vero che il Barocco spagnolo vede, al proprio interno, vivaci polemiche fra autori (come Luis de Gòngora e Francisco de Quevedo) e gruppi. Ma l'esistenza di queste due contrapposte correnti non ha fondamento reale. Quanto al concettismo, è interessante notare come esso sia stato alimentato dalla significativa definizione che di "concetto" ha dato Francesco

Farfalle prigioniere, ovvero La vita è sogno

Una giovane mano traccia le linee d’una farfalla. Una farfalla vera si dibatte sotto una campanella di vetro. La mano (che, ora, ha il volto d’un giovane pallido e fine) alza la campanella. L’insetto, finalmente libero, si libra e guida lo spettatore nella storia del suo alter ego, la Sposa Cadavere.              Così come Beetlejuice , The Corpse Bride (2005; regia di Tim Burton e Mike Johnson) si svolge a cavallo tra il mondo dei vivi e quello dei morti, mostrandone l’ambiguità. A partire dal fatto che il mondo dei “vivi” è intriso di tinte funeree, fra il blu e il grigio, mentre quello dei “morti” è caleidoscopico, multiforme, scoppiettante. A questi spettano la gioia, la saggezza e la passione; a quelli la noia, la decadenza, l’aridità. Fra i “vivi”, ogni cosa si svolge secondo sterili schemi; fra i “morti”, ogni sogno è possibile. Per l’appunto, di sogno si tratta, nel caso di tutti e tre i protagonisti. A Victor e Victoria, destinati a un matrimonio di convenienza, non è co

"Gomorra": dal libro al film

All’inizio, il buio. Poi, lentamente, sbocciano velenosi fiori di luce: lividi, violenti. Lampade abbronzanti che delineano una figura maschile, immobile espressione di forza.   Così comincia il film Gomorra, di Matteo Garrone (2008), tratto dal celeberrimo libro-inchiesta di Roberto Saviano. L’opera del giornalista prendeva avvio in un porto: un container si apriva per errore, centinaia di corpi ne cadevano. Il rimpatrio clandestino dei defunti cinesi era l’emblema del porto di Napoli come “ombelico del mondo”, dal quale simili traffici partono ed al quale approdano, da ogni angolo del pianeta. Il film di Garrone si apre, invece, in un centro benessere, dove regna un clima di soddisfazione e virile narcisismo. Proprio qui esplode la violenza: tre spari, che interrompono il benessere e, al contempo, sembrano inserirvisi naturalmente, come un’acqua carsica che affiora in un suolo perché sotto vi scorreva da prima. Il tutto sottolineato da una canzone neomelodica italiana: i