sabato 16 marzo 2019

Le Dame Oscure del Gotico: un 8 marzo con Jennifer Radulović


Jennifer Radulović le dame oscure del gotico circolo del goticoIn barba alla mimosa, l’8 marzo della sottoscritta e delle sue amiche è stato rigorosamente… in nero. Per la Giornata internazionale della donna 2019, infatti, la dott.ssa Jennifer Radulović ha organizzato una serata del suo Circolo del Gotico. Al Teatro San Giovanni Evangelista di Brescia, ha tenuto la conferenza intitolata: Le Dame Oscure del Gotico. Scrittrici, serial-killer ed eroine tenebrose dell’età vittoriana. 
            Già: il genere gotico sembra trovarsi in un connubio inscindibile con le figure femminili. Come ha ricordato Jennifer, infatti, esso è nato da una costola (tanto per restare in tema) del Romanticismo: un movimento che esaltava passioni e sentimenti. Ergo, anche l’amore per una donna. Senza contare il retaggio culturale che, nell’Ottocento (solo nell’Ottocento?) voleva la femmina più emotiva del maschio.
            “Emozione”, nel XIX sec., significava spesso lutto, anche per persone assai giovani. La Radulović ha ricordato le vittime della tisi, che rendeva “normale” veder morire la fidanzata diciottenne. Ecco, dunque, la poetica della “bella donna morta”, quale la formulò Edgar Allan Poe.
            La letteratura gotica, nata nella seconda metà dell’ Settecento, è legata - nel nostro immaginario - all’Inghilterra vittoriana (1819-1901). Quest’ultima espressione prende nome proprio da una donna, la regina Vittoria. Quell’era è ricordata come una delle più moralistiche e rigide. Proprio per questo, però, furono esasperati la voglia di evasione in tutti i campi della cultura e la passione per l’occulto - che infiammava la stessa regina, in particolare per quanto riguardava lo spiritismo.


            Fra le autrici di narrativa gotica, la prima a venir ricordata è stata Selma Lagerlöf (1858-1940): svedese, nonché prima donna a ricevere il Premio Nobel per la Letteratura, nel 1909. Da un suo racconto, fu tratto il film Il carretto fantasma (1921; regia di Victor Sjöström).
            La “signora del gotico” è però soprattutto l’inglese Ann Ward Radcliffe (1764-1823). La sua è una letteratura d’ambientazione, in cui il brivido viene perlopiù dalla cornice in cui la storia è collocata. Per il resto, la sua produzione appartiene al sottogenere del “Gotico spiegato”, in cui ogni evento inquietante trova infine una spiegazione perfettamente razionale.
            Più ancor di lei, è divenuta un monumento una sua connazionale: Mary Godwin Shelley (1797-1851). La madre era Mary Wollstonecraft, considerata la pioniera del femminismo liberale. La maggior fama della figlia è dovuta a un romanzo che ha creato un mito: Frankenstein (1818).
            Un’altra scrittrice, George Eliot (1819-1880), ha uno pseudonimo che trae in inganno circa il genere. L’espediente di fingersi uomo era comune all’epoca, fra le donne che rivendicavano spazi di autonomia ed espressione intellettuale impegnativa. Il che la dice lunga sulle aspettative dell’epoca… Per farla breve: anche lei contribuì al genere gotico, col racconto Il velo dissolto (1859).
Il cosiddetto sensation novel conta molte altre figure femminili: Vernon Lee, Matilde Serao, Grazia Deledda, Madame de Staël, Elisabeth Gaskel… La sua popolarità indusse un’altra donna, Jane Austen (1775-1817), a parodiare il genere.
Passando dalle scrittrici ai personaggi letterari, lo statunitense Edgar Allan Poe (1809-1849) ne fu sicuramente un grande creatore. Abbiamo detto, del resto, che lui fu il formulatore della poetica della “bella donna morta”, a causa dei suoi numerosi lutti al femminile. Ecco che nacquero, dalla sua penna, icone come Ligeia, Morella, Berenice…
La Carmilla (1872) di Joseph Sheridan Le Fanu è invece il prototipo della vampira, in particolare della vampira lesbica. Nelle stanze da letto delle “amiche”, quanti segreti si celavano…!
Anche l’odierna serie televisiva Penny Dreadful ha una protagonista femminile, Vanessa Yves. Il titolo deve il nome a un genere letterario a basso costo (1 penny a fascicolo) assai di moda nell’Inghilterra vittoriana. Casi come quello di Jack lo Squartatore affamavano il pubblico di emozioni forti, facendo nascere i quotidiani e la letteratura horror a puntate.
Abbiamo menzionato l’occulto e lo spiritismo. Quest’ultimo poteva essere un veicolo di riscatto per donne analfabete e poverissime: come Eusapia Palladino (1854-1918), celebratissima medium napoletana che conquistò anche Cesare Lombroso - per quanto fosse stata sorpresa a “barare” con “effetti speciali”. Meno folkloristiche e più carismatiche erano: Helena Blavatsky (1831-1891), fondatrice della Società Teosofica; Mina Bergson (1865-1928), alias Moina Mathers, sorella di Henri Bergson, artista e membro della Golden Dawn;  Pamela Colman Smith (1878-1951), detta “Pixie” (= “folletto”), disegnatrice dei Tarocchi classici, detti “Rider-Waite” e realizzati su mandato di un membro della Golden Dawn; Dion Fortune (1890-1946), dapprima membro della Golden Dawn, entrò in conflitto con la Bergson e fondò per conto proprio la “Fraternity of Inner Light”, che fondeva l’esoterismo con la psicanalisi. Fu un’occultista anche George Sand (1804-1876), altra scrittrice conosciuta con lo pseudonimo maschile? Non lo sappiamo. Ma il suo racconto L’iniziazione lo lascia supporre. Le esoteriste, in ogni caso, erano donne libere, di gran personalità.
La serata della Radulović è proseguita con una carrellata di serial killer in gonnella: queste, ahimè, reali, non personaggi da romanzo nero. Le loro vittime erano perlopiù mariti, bambini, familiari (a volte schiavi di colore), come a sovvertire in modo macabro il loro “ruolo femminile”. Qualcosa di macabro c’era anche nella “normalità”: in quelle gonne sostenute da cerchi che rendevano quasi impossibile sedersi o passare dalle porte; nei corsetti che deformavano le ossa, causando anche difficoltà nel parto e malformazioni nei feti; nelle sottovesti di crinolina infiammabilissime e impossibili da togliere, quando prendevano fuoco nelle case. Ma la pittura d’epoca mostra anche donne lavoratrici che prendevano l’omnibus, donne sensuali, o che osavano indossare abiti maschili per fumare… Già, fumare era un’attività osé, per una signora dell’epoca. Per non parlare di bere alcolici o giocare d’azzardo…
Ci siamo già dilungati troppo. Non dobbiamo spoilerare le prossime riedizioni della conferenza. Ci basta d’aver esposto il fascino e l’oscurità di un’era (non così lontana come si pensa) in cui la donna fu al contempo prigioniera e regina: tanto più fascinosa e tremenda quanto più stretta era la sua gabbia.


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