mercoledì 18 aprile 2018

Un diario d'antiquariato: Nicola Cé e lo "Jus Sancte Catharine"


«Una delle fortune che la vita mi ha regalato risiede nel fatto d’aver respirato […] gli echi delle stimolanti conversazioni che mio padre, restauratore sopraffino, ospitava in casa sua…» racconta Gian Mario Andrico. Questa fortuna divenne anche dei manerbiesi, il giorno in cui don Gianbattista Reali aggiunse alla collezione d’antiquariato un diario in 118 fogli, steso dal curato Nicola Cé fra il 1739 e il 1780. Esso, sul proprio frontespizio, è contrassegnato come Jus Sancte Catharine Cum multis aliis Notitijs. 
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Una pagina dal diario di Nicola Cé
            Nicola Cé (Verolavecchia, 1704 – Manerbio, 25 novembre 1789) arrivò a Manerbio nel 1735, come curato e rettore dell’altare di S. Caterina d’Alessandria. Questa cappellania (o “curazia”) era abbinata a quella di S. Vincenzo Ferrer. Per l’appunto, oggigiorno, rimane nella chiesa parrocchiale di S. Lorenzo l’altare dedicato a entrambi i santi. Essi compaiono ai piedi della Madonna in gloria col Bambino dipinta da Camillo Rama (1576 – 1630 circa).
            Il memoriale è stato pubblicato a cura di Gian Mario Andrico, Floriana Maffeis e Rosa Roselli, col titolo: Il Diario del Prete Nicola. 1739-1780 (2004, La Compagnia della Stampa Massetti Rodella Editori, Roccafranca – Brescia). Detta pubblicazione rientrava nel progetto culturale “Quaderni Manerbiesi”, promosso dall’amministrazione comunale negli anni 1995-2004. L’opera è introdotta da G. M. Andrico, quale donatore del diario alla comunità manerbiese. F. Maffeis ha dotato l’edizione di una meticolosa prefazione storica. Il volume comprende la riproduzione fotografica dei fogli, affiancata dalla trascrizione a stampa curata da R. Roselli.
            Nicola Cé vergò le pagine in modo assai informale, ma in bella grafia a pennino. Il frontespizio reca macchie e operazioni matematiche scarabocchiate in colonna, come s’addice a una carta “vissuta”. I suoi appunti riguardano, perlopiù, l’amministrazione del beneficio ecclesiastico che gli era stato assegnato. Il latino si alterna disinvoltamente al volgare. Le pagine su cui F. Maffeis ferma più volentieri l’attenzione sono però quelle che registrano i dettagli vivi della vita manerbiese nel XVIII secolo. Esse riportano alla luce le Messe celebrate all’alba “per commodo della povera gente, che va alla Campagna” (foglio 57); resuscitano i fazzoletti e le candele lasciati in elemosina in occasione di battesimi o sposalizi (“…si benedice la Sposa, se è Putta, non già quando fuosse Vedova…”), foglio 64. Nicola Cé fu anche testimone di un episodio relativamente importante, per la storia manerbiese: l’inaugurazione della nuova chiesa parrocchiale nel 1741, sorta su quella precedente (foglio 86). Il foglio 91 riporta anche due episodi che la pietà popolare ascrisse come miracoli alla Madonna della Neve, immagine tuttora custodita in una delle cappelle laterali della pieve: la guarigione dell’occhio di una certa “Lucia moglie di Gioseppe Turinelli” e la sopravvivenza della Madonna dipinta a un incidente edilizio.

Pubblicato su Paese Mio Manerbio, N. 131 (aprile 2018), p. 12.

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