lunedì 2 aprile 2018

Arriva a Manerbio “La locandiera” di Carlo Goldoni

Una scena da: "La locandiera" di C. Goldoni.
Fonte: Proximares.it

Dopo il “Tartufo” di Molière, i manerbiesi hanno degustato un altro capolavoro della commedia: “La locandiera” di Carlo Goldoni (1753). Il Politeama l’ha programmata per il 9 marzo 2018. L’ha inscenata la compagnia “Proxima Res”, con la regia di Andrea Chiodi (disegno luci: Marco Grisa; scene e costumi: Margherita Baldoni; musiche: Daniele D’Angelo; con: Caterina Carpio, Tindaro Granata, Mariangela Granelli, Emiliano Masala, Francesca Porrini). La Biblioteca Civica ha ospitato una serata d’introduzione allo spettacolo. Essa era firmata, oltre che dal Comune, dall’Associazione Amici della Biblioteca di Manerbio e dal gruppo di lettura “Libriamoci”. Il 7 marzo 2018, “La locandiera” è stata così presentata dalla lezione della prof.ssa Annamaria Bertoni. L’inizio ha illustrato due particolarità della messa in scena curata da “Proxima Res”: un tavolo, che, con la sua perenne presenza, definirà il “sopra” e il “sotto”, il “detto” e il “non detto”; bambole che richiameranno il gioco preferito di Goldoni, quello che fece probabilmente nascere la sua passione per il teatro. 
            La prof.ssa Bertoni ha contestualizzato “La locandiera” nel suo secolo: quello dell’arte volta all’indagine del “vero”, senza orpelli ed esagerazioni; quello dell’affermazione della borghesia produttiva contro l’aristocrazia parassitaria. Carlo Goldoni (Venezia, 1707 - Parigi, 1793) non fu un rivoluzionario; ma fu uomo del suo tempo, nella critica alla nobiltà, nell’esaltazione della vita laboriosa e onesta, nel realismo artistico.
            Goldoni è ricordato per la sua riforma del teatro. All’epoca, era ancora viva la “Commedia dell’Arte”: la professione attoriale concepita come capacità di improvvisare, basandosi su un canovaccio e su tipi fissi (le famose “maschere regionali”). Goldoni abolì gradualmente le maschere. Richiese agli attori di imparare la parte a memoria. I personaggi acquistarono una fisionomia psicologica complessa.
           
La prof.ssa Annamaria Bertoni presenta "La locandiera"
a Manerbio (BS).
L’occasione di dedicarsi al teatro gli fu offerta nel 1747 da Girolamo Medebach, capocomico della compagnia omonima: propose a Goldoni di divenire suo autore personale per il teatro Sant’Angelo di Venezia. Ciò significava dover sfornare di continuo testi nuovi, che garantissero afflusso di pubblico. Perciò, la prof.ssa Bertoni ha indicato Goldoni come probabile primo scrittore professionista della letteratura italiana.
Nella “Locandiera”, il ruolo della protagonista è ritagliato su misura dell’attrice Maddalena Marliani. Questa era specializzata in ruoli di servetta: pungente e seducente, capace di gabbare i padroni. La locandiera Mirandolina è, appunto, una donna senza blasoni, dal grande senso pratico, in grado di burlarsi dei nobili che aspirano ai suoi favori o che la disprezzano. Non più giovane, laboriosa, indipendente: sembrerebbe un’ideale di borghese e di donna emancipata. Peccato che nasconda un lato oscuro, sottolineato dall’autore nell’introduzione alla commedia: è una seduttrice seriale. Non perché sia attratta dalle sue prede (non ha bisogno di uomini e lo ribadisce più volte), ma per affermare se stessa. Per di più, osa farlo in nome del genere femminile (Atto I, scena IX). Nonostante si decantino la “freschezza” e il “brio” delle opere goldoniane, esse non sono prive d’un fondo feroce: i rapporti fra i generi, così come quelli fra le classi, sono all’insegna della lotta. Una lotta sotterranea, non dichiarata, ma che non manca di far le sue vittime.



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