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Rumori molesti, delfini rossi... e altri suoni



Il cantante dei Red Dolphins.
Sul finire dell’estate, puntualissima, è arrivata la Festa della Musica: l’occasione in cui la Civica Associazione Musicale Santa Cecilia di Manerbio raccoglie fondi allietando la cittadinanza. Dal 24 al 27 agosto 2017, l’Area feste di via Duca d’Aosta si è riempita di suoni e profumi (di cibarie, ovviamente). Lo stand gastronomico e il bar aprivano all’ora di cena, per sfornare piatti classici: polenta, gorgonzola, “pa e salamìna”, casoncelli, tagliata, polletto, patatine, affettati, anguria. Naturalmente, un chiosco preparava zucchero filato e crêpes dolci per i più piccoli, ai quali erano proposti anche giochi gonfiabili e tavolini da disegno. I membri più giovani della “Santa Cecilia” (sul cui coinvolgimento l’organizzazione ha contato molto) servivano ai tavoli, mentre i “senior” cucinavano e curavano i retroscena.
            Per non smentire il nome della festa, però, il piatto forte era la musica. Le serate sono cominciate con l’ironico nome dei Rumori Molesti. Il 25 agosto, sul palco, sono invece saliti i Red Dolphins (“Delfini Rossi”): anche questo un nome singolare, costruito sulla consonanza col cognome di Fabiano Redolfi, il fondatore. I loro pezzi hanno catapultato il pubblico nella società afroamericana degli anni ’40-’50: stigmatizzata dal razzismo, ma anche vivaio di un’arte accesa e disinibita. I Red Dolphins, per l’appunto, coltivano il jazz e lo swing. La parte orchestrale della band si compone unicamente di strumenti acustici, per riprodurre i suoni dell’epoca. 
I Batmen
            La sera successiva ha puntato invece su un “effetto nostalgia” tipicamente locale: quello che coglie i manerbiesi ogni volta che suonano i Batmen. È inconfondibile il loro repertorio, misto di rock e musica leggera. Hanno proposto, fra gli altri, i Pooh di “Uomini soli” (1990) e di “Pierre” (1976), il Charles Aznavour di “Lei” (1974) e i Nomadi di “Mille e una sera” (1971). Parlando di “effetto nostalgia”, non sarebbe certo potuta mancare “Dite a Laura che l’amo” (1967) di Michele. Così pure “Apache” di The Shadows  (1960). Di sicuro effetto era la cover di “My Way” (1968) di Frank Sinatra.
            La domenica conclusiva, come sempre, ha fatto precedere la serata finale da un ricco aperitivo musicale. Ad allietare i presenti erano The Sunrises, accompagnati sul palco (per l’occasione) da numerosi amici. Il repertorio si è così fatto decisamente anglofono, con pezzi come “I’d Rather Go Blind” (1968) di Etta James e “The Neighbor’s Song” (2010) dei Lake Street Dive. Ma c’era posto anche per Mina, con “Oggi sono io” (2006). “Sunrise” (2004) di Norah Jones suonava alquanto emblematico, nel contesto.
           
I Whole Lotta Shakers
Quando è calato il buio, il palco è passato ai Whole Lotta Shakers, gruppo rockabilly che, in quell’occasione, ha salutato il sassofonista Antonio, prossimamente allievo del Conservatorio di Losanna. Il nome della band deriva dalla canzone “Whole Lotta Shakin' Goin' On” (1964) di Jerry Lee Lewis: come hanno spiegato i ragazzi, si trattava di un brano originariamente country e malinconico, rivoluzionato per diventare rock e inno giovanile. E un po’ di sano “scuotimento” (visto che “Shakers” significa “scuotitori”) è stato portato dalla loro musica, con pezzi come “Route 66” (1946) di Nat King Cole o “C’mon Everybody” (1958) di Eddie Cochran. Li hanno accompagnati anche le voci femminili di Valentina e Martina - per quanto abbiano temuto, a un certo punto, di essere stati abbandonati dalle “loro” donne. Così, con una scossa, se ne va anche l’estate.



Paese Mio Manerbio,  N. 124 (settembre 2017), p. 10.

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