lunedì 25 novembre 2013

Due lacrime

 

Il 20 novembre 2013, ha avuto luogo a Pavia l’annuale edizione di Gaudeamus Igitur, il concerto di canti studenteschi tradizionali a cura del coro del Collegio Cairoli. Naturalmente, noi goliardi non potevamo mancare. L’aula magna dell’istituto era trapunta delle nostre feluche e di quelle dei collegiali.
            Io avevo due motivi in più per essere presente. Innanzitutto, uno dei tenori era il mio fidanzato –ci siamo colti subito con lo sguardo, lui raggiante nella sua tenuta da corista, io con un look dark che faceva a pugni con le insegne goliardiche. Poi, di quel coro avevo fatto parte io stessa per due anni. Il programma, salvo qualche modifica, riproponeva brani che avevo imparato ed eseguito coi miei compagni. In ogni nota e in ogni verso, erano impigliati ricordi minuti e vivissimi: le risate, i lazzi indirizzati a me e al mio ragazzo, le cene in pizzeria, i vocalizzi di riscaldamento, le “trasferte” nelle chiese o nell’aula magna dell’università (quando quasi tutto l’elemento maschile del coro era assente e tememmo di dare al Cairoli la nomea di “collegio di voci bianche ed eunuchi”). È stato per questo che ho inghiottito la prima lacrima, sotto l’ombretto nero.
            Mi sono rinfrancata, udendo l’antenato de La vecchia fattoria: Capricciata e Contraponto bestiale di Adriano Banchieri (1567-1634). Era una leggera deroga al tema della serata, ma non sgradita. Devo ricordarmi di attestare la mia stima a chi aveva composto il programma del concerto.
            Poi, è arrivato un momento immancabile: quello di ascoltare l’inno goliardico italiano, Di canti di gioia (musica di G. Melilli e testo di G. Gizzi, 1891). Il direttore del coro si è premurato di specificare che sono le sue note quelle che vengono intonate dalle campane dell’università, per volontà di Plinio Fraccaro. A me è particolarmente cara la seconda strofa, quella che mi lenisce gli attimi di scoraggiamento da umanista:

Dai lacci sciogliemmo l’avvinto pensiero,
Ch’or libero spazia nei campi del vero,
E sparsa la luce sui popoli fu… 

(E sparsa la luce sui popoli fu… Quando accendo il televisore, ho il sospetto che sia avvenuto un black-out fraudolento).
Subito dopo, quell’altra strofa:

Ribelli ai tiranni, di sangue bagnammo
Le zolle d’Italia, tra l’armi sposammo
In sacro connubio la patria al saper…

È un riferimento alla partecipazione degli universitari al Risorgimento. Tipicamente, si ricordano due episodi, entrambi del 1848: la battaglia di Curtatone e Montanara (Mantova), in cui il massacro dei ragazzi diede tempo all’esercito piemontese di prepararsi, e lo scontro fra studenti e milizie austriache a Padova, nei pressi del Caffè Pedrocchi. Ma non sono state queste annotazioni a venirmi in mente, nell’aula in cui si teneva il concerto. Sono stati volti sfocati e voci che non ho mai potuto udire –è passato troppo tempo da allora, non ero ancora nata. Soltanto, somigliavano sinistramente ai volti e alle voci di cui sono pieni i cortili dell’università. Di cui è piena la mia vita.
            Per questo è stata la seconda lacrima.

2 commenti:

  1. ho sempre pensato che l'università di pavia fosse una delle migliori in Italia....qui è grassa se funzionano i riscaldamenti

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    1. A quanto pare, è vero il detto: "C'è sempre chi sta peggio di noi..." ;)

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