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Al fósc


Le gh’è, ‘n dèl fósc, strane care d’umbrìå,
che le sa scónt de dré a i öcc;
le ta pàrlå de ‘n mónt che ‘l sa vèt mìå
sótå al sùl che i conós töcc.
Gh’è ‘l saùr de le röze
deèrte sótå ‘l sifolà dei nìgoi;
sa zlóngå ‘l ciél en bìgoi
che i fa’ catigulì ai caèi ‘ndormécc.
L’àriå la sènt de limù e portogàl
e apò la tèrå la g’ha la så cansù,
‘ntàt che mé, come föse
‘n pès ‘n de ‘na ghèdå d’àcquå,
zmórse chèl öltem pensér che ‘l ma fa mal
e ‘l làse ‘nsèmå ai mé öcc, en de ‘n cantù.
 
 
Traduzione: “Al buio. Ci sono, al buio, strane carezze d’ombra,/che si nascondon dietro gli occhi;/ti parlan d’un mondo che non si vede/sotto il sole che conoscon tutti./C’è il sapor delle rose/aperte sotto lo zufolar delle nuvole;/si allunga il cielo in strisce/che fanno il solletico ai capelli dormienti./L’aria sa di limone e d’arancia/e anche la terra ha la propria canzone,/intanto che io, come fossi/un pesce in un grembo d’acqua,/spengo quell’ultimo pensier che mi fa male/e lo lascio coi miei occhi, in un angolo.”


Menzione d’onore al premio di poesia “L’arte in versi”, 2^edizione, 2013, bandito dalla rivista
Euterpe, dal Blog Letteratura e Cultura, dalla rivista Segreti di Pulcinella e da Deliri progressivi.
 




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