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Matteo Lupatelli: i colori dell'arte e della vita

Il 18 e il 19 aprile 2026, presso il Palazzo Comunale di Manerbio, ha avuto luogo la mostra personale di Matteo Lupatelli. Nato a Cremona nel 1963, vive a Manerbio da venticinque anni, insieme alla famiglia. Si è diplomato in pittura nel 1987 all'Accademia di Brera. Durante gli studi, ha partecipato a due mostre collettive presso la Galleria Cafiso di Milano. All'inizio degli anni '80, due suoi lavori della serie dedicata all' "Ecclesiaste" sono stati premiati al Castello Sforzesco. 

Alcuni uccelli colorati in un cielo blu, dipinti da Matteo Lupatelli in uno studio su Pieter Brügel il Vecchio.

Verso la fine del suo periodo milanese, ha partecipato a una mostra presso il Centro Culturale Valmaggi, con una breve presentazione di Francesco Porzio, che l'ha seguito all'inizio del suo percorso artistico.

Tuttavia, il carattere schivo di Matteo Lupatelli non si confaceva all'ambiente dei salotti milanesi e alla scena artistica del tempo.

Nel 1990, a Cremona, ha partecipato alla mostra collettiva "Arte Giovane in Lombardia" in Santa Maria della Pietà. È stata poi la volta della mostra personale presso l'Associazione Artisti Cremonesi.

Nei primi anni '90, Matteo Lupatelli ha cominciato a lavorare come illustratore di libri per bambini. Ha lavorato così per diversi editori.

Tuttavia, non ha perso la passione per la pittura su tela. La mostra a Manerbio ha esposto un ventaglio di venti opere, datate dal 1983 al 2025. È stato quindi possibile osservare il sunto del suo percorso di artista. Erano presenti i suoi studi da Matthias Grünewald (1480-1528), che documentavano il suo interesse per l'anatomia umana in condizioni di sofferenza. Sulla stessa linea si ponevano i suoi lavori tratti dagli atlanti anatomici: non osservazioni cliniche, ma sguardi acuti sulla complessa e viva fragilità della carne.

Un ritratto di donna dormiente eseguito da Matteo Lupatelli.
Diversi ancora erano gli studi di Matteo Lupatelli da Pieter Brügel il Vecchio (1525/30 - 1569): figure tra l'allucinato e il fiabesco, tra l'umano e l'animale. Gli animali, in particolare, erano gli uccelli, prediletti per i colori del piumaggio e la loro leggerezza. Lo sguardo di Lupatelli si caratterizza per l'incanto e la curiosità, non disgiunti da una certa impietosità per i dettagli grotteschi. Non ci stupisce quindi rilevare la sua affinità col Barocco, soprattutto nelle nature morte. In queste, sono protagonisti i pesci e i frutti di mare: forme fantastiche e colori lucenti, che mostrano la meraviglia nel mondo naturale e quotidiano. 

I ritratti sono invece più impressionisti: i colori catturano e suggeriscono le forme senza definirle. C'è un che di espressionista nell'esasperazione delle dimensioni e della mimica facciale.

Nel complesso, la mostra di Matteo Lupatelli ha aperto svariate finestre sull'arte: multiforme nelle sue manifestazioni, ma sempre caratterizzata dalla curiosità e dallo stupore verso la vita. Anche la morte e il dolore trovano redenzione nello sguardo dell'artista.

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