mercoledì 2 maggio 2018

Cosa vuol dire quando dico “Ti amo”


Ti amo.

Non vuol dire che mi aspetto da te una casa, bambini e un gatto. Tutte cose rispettabilissime e (per certi versi) utili, ma che non cerco per forza da un partner. I soldi? Ho sempre pensato che me li sarei dovuti guadagnare - e che, al limite, l’aiuto debba giungere da chi ci ha dato l’incomodo di venire al mondo. 
ti amo amore e psiche canova

            Non vuol dire che ti irretirò in un mare di sensi di colpa, falsi doveri e meccanismi di do ut des. Ci pensa già buona parte della società.
Non starò a calcolare pidocchiosamente i biglietti dei treni, gli scontrini dei bar, le ore passate ad ascoltarti - per poi sbatterteli in faccia, come clamorose opere meritorie. Tutto questo è naturale, in una relazione, e si paga da se stesso. Anche perché è contraccambiato sul momento.
            Non ti farò regali sospetti e non ti presserò con le mie “competenze” e il mio “aiuto” per farti sentire che sono importante e che non puoi cavartela senza di me.
Non vuol dire che sei lo specchio del mio ego, che mi compiacerò di quanto sei infatuato/a, che mi sentirò accresciuta nella stima mia e altrui dal poterti esibire come un attestato di laurea nella Vita. Non ho mai capito i discorsi sulla “fierezza” applicati all’Amore. Esso ha radici nei lati meno competitivi di noi, in quelli che non troverebbero mercato su alcuna piazza o alcuna medaglia di riconoscimento. E che, per questo, sono i più veri.
            Non vuol dire che diventerò isterica a ogni tuo silenzio sul cellulare, immaginando che tu sia con chissà chi a fare chissà cosa. Anzi: chissenefrega. Un’altra persona non ti renderebbe né più, né meno mio/a. Perché lo sei stato/a sempre e mai.
            Non lo dico per autorizzarti a fare di me un oggetto, a trattarmi come una delle tante conquiste a cui ricorrere nel momento del piacere, per poi pretendere che se ne stiano “fuori dalle scatole” quando hai “altro da fare”. O che rimangano sempre a tua disposizione, senza che tu ti assuma alcun impegno con loro.
Ma questo non significa che tu non abbia anche un perfetto senso degli spazi da rispettare. So che non mi telefonerai alle tre di notte pretendendo di trovarmi disponibile, né che mi consumerai il credito del telefono e le ore di studio o lavoro. E che non ti inalbererai perché non ti ho raccontato anche il colore delle mutande che indossavo la sera di Capodanno, o perché non conosci il nome di ogni singola persona cui rivolgo la parola - insomma, che non ti sentirai tradito/a per il solo fatto di non avere il controllo della mia esistenza. Neppure io mi sognerò mai di fare cose simili con te, del resto. Non arriverò a farti scenate, a presentarti conti di denaro o d’altro: né ora, né tantomeno dopo che le nostre strade si saranno divise da anni. Coloro che possono annoverare le proprie ricchezze non sono altro che mendicanti, diceva la Giulietta di Shakespeare. E si riferiva ai mendicanti d’amore.
Senza di te, non mi sentirò “incompleta” o “buona a nulla”. Senza di te, non morirei. Anche se - come scrive Laura Mancinelli - vivrei di meno.
“Ti amo” vuol dire questo: sono felice di questa mutua felicità, di poterla alimentare come un fuoco. Questa felicità così fragile, ma così potente, che colora i giorni, intesse poesie, ispira la creatività, sveglia forze psicologiche che non si sapeva di avere. Non sarà essa a durare per sempre, bensì ciò che saprà lasciarci. A entrambi.




3 commenti:

  1. Argomento delicato e molto importante. Ogni persona puo' interpretarlo in diverse sfaccettature, ma il culmine e la sostanza rimane sempre quella, amare se stessi. Lieto di conoscerla sign. Erica, le auguro un buon augurio per il suo blog, che devo ancora sfogliarlo, ma credo che sia interessante al di fuori dei propri comportamenti con il proprio partner. Colgo l'occasione di invitarla nel mio blog: pubbliworld.blogspot.vom. Saluti dalla prov. di Siracusa

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    1. Grazie a Lei! :D Le auguro buona lettura e La ringrazio per l'invito. :)

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    2. Prego,volentieri.. arrisentirla

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