domenica 8 dicembre 2013

Un salotto e la Notte


Ogni romanzo nasconde una frase che ne custodisce il segreto. O almeno: così a me piace pensare. La frase di Dracula l’ha scritta Mina Harker, ed è la seguente:
            Lucy dorme, il respiro leggero. Ha le gote più colorite del solito e un aspetto soavissimo. Se il signor Holmwood si è innamorato di lei soltanto per averla vista in un salotto, mi domando cosa direbbe se la vedesse ora. (VIII, p. 118)

È una frase straziante, e, per quel che ci capisco io, dice il significato ultimo di Dracula. Che è un libro molto maschile. E, nel suo testimoniare il dionisiaco, si compiace soprattutto di sottolinearne una sfumatura, tutt’altro che banale, e credo piuttosto maschile. Se gli uomini potessero amare la parte nascosta, inconfessabile, delle loro amanti, allora sì impazzirebbero d’amore. Ma non lo possono fare, perché se lasciassero scivolare le donne che amano nella notte del loro istinto, le perderebbero. È un terreno, quel buio, in cui non sanno combattere: il primo rivale, figlio di quel buio, se le porterebbe via. Per cui rimangono saldamente ancorati al loro salotto, e, lì, contemplano la bellezza delle donne amate. Ma certo, quando per un attimo passa sul loro volto, magari nella libertà del sonno e del sogno, un bagliore di quello che potrebbero essere…
Tutta l’ironia di questa specie di supplizio riservato all’uomo civilizzato è riassunta negli ultimi momenti della vita di Lucy. Posseduta da Dracula, selvaggiamente divenuta vampiro, Lucy va verso il suo fidanzato: «Vieni a me, Arthur, lascia quegli altri e vieni a me. Le mie braccia sono bramose di te. Vieni, e potremo riposare insieme. Vieni, marito mio, vieni» (XVI, p. 275).
Ancora Stoker: «La sua dolcezza si era trasformata in voluttuosa lascivia». Cosa fa Arthur, il gentiluomo inglese, l’uomo civilizzato, di fronte a quella donna, che lui aveva scelto in un salotto, e adesso si trova lì davanti, primitiva e selvaggia? Spalanca le braccia e le si getta incontro. Non dice: che schifo. Non dice niente e si getta tra le sue braccia. Purtroppo si butta in mezzo Van Helsing e li divide. Cosa brandisce in mano, tanto per non lasciar margine al dubbio? Un crocefisso. Lucy si ritrae, Arthur si risveglia dall’incantesimo. Niente bacio, niente amplesso. Sette pagine dopo, Arthur pianterà a martellate un piolo nel cuore di Lucy, uccidendola definitivamente. E solo dopo aver finito, si sentirà dire da Van Helsing: «E adesso, figliolo mio, voi potete baciare lei. Baciate sue morte labbra, se voi volete» (XVI, p. 282). Eccolo il supplizio grottesco. Baciate sue morte labbra…”

ALESSANDRO BARICCO 

Da: Dracula e il mito dei vampiri, Milano 2012, Skira, pp. 82-83. Catalogo dell’omonima mostra alla Triennale di Milano.

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