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Il campanaro di Manerbio

L’impiego dell’elettricità ha fatto tramontare la figura del campanaro come professionista a tempo pieno. In compenso, hanno trasformato la sua arte in una passione col sapore del “tempo andato”. E hanno attratto giovani dal talento sportivo. Fra loro, c’è Francesco Dolfini, il campanaro di Manerbio.
            Ha diciannove anni ed è figlio d’arte: già il nonno, il padre e lo zio erano campanari e l’accompagnavano sui campanili. Da quando aveva quattro anni, Francesco ne visitò almeno quaranta, nei dintorni. Conosce dunque bene la fatica di percorrere quelle scale ripide e di maneggiare le corde che muovono le gigantesse di bronzo. Ha imparato grazie alla passione, alla pratica e all’insegnamento dei parenti. «Molti preferiscono il sistema manuale» asserisce: ovvero, quello tradizionale di muover le campane tramite funi. Proprio per sistemare le corde delle campane restaurate, Francesco ha presenziato al loro innalzamento in cima alla Torre Civica (7 settembre 2015). Rimaneva un dilemma: le funi dovevano essere provvisorie, solo per le solennità, o essere posizionate in modo permanente? Stando a Francesco, il parroco don Tino Clementi preferirebbe la seconda soluzione.
            Dolfini fa parte della Federazione Bresciana Campanari (con sede a Pompiano), aderente alla Federazione Nazionale Suonatori di Campane. L’associazione bresciana è nata il 1 marzo 2012, dall’idea di un gruppo di appassionati riunitosi nel 2006, in occasione della festa patronale. La Federazione custodisce e trasmette le tradizionali suonate, con attenzione particolare alla formazione dei giovani. Francesco si trova così in una buona compagnia di coetanei, fra i quali coloro che lo affiancano nell’occuparsi delle campane di Manerbio.
            Il requisito di un buon campanaro, oltre a una discreta forza fisica, dev’essere il “buon orecchio”: indispensabile a riconoscere le note e a saperle riprodurre. A giudizio di Francesco, il numero di otto campane che forma il concerto manerbiese permette una buona varietà di melodie. Disquisisce volentieri anche dei materiali: «Le campane sono di bronzo. Ma alcune fonderie, per ottenere suoni più cristallini, aggiungono argento, piombo, oro… Ognuna ha il proprio segreto».

Pubblicato su Paese Mio Manerbio, N. 100, settembre 2015, p. 8.

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