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Visualizzazione dei post con l'etichetta vincenzo di pietro

Baraonda!

Immaginate un vortice di quadri apparentemente slegati l’uno dall’altro, ma attratti in una spirale senza freno. Materia che si contrae in un nucleo densissimo, destinato a un nuovo Big Bang.             Questa è la Baraonda! di Vincenzo Di Pietro . Titolo di cui precisa la definizione data da Tullio De Mauro: “Frastuono prodotto dal movimento confuso e dal vociare di molte persone […] insieme confuso di cose, disordine” ( Dizionario della lingua italiana ). Poco dopo, la precisione lessicale esplode nei petali di una notte marcia.             Baraonda! è un “cortoromanzo pulp” di 114 pagine. 14 capitoletti, i cui incipit sono preceduti da scarne note in minuscolo, fra parentesi. Così come fra parentesi sono i pensieri dei protagonisti, il materiale umano del vortice. Gialluchetto fugge da un innominato “mostro”. Mariano spalanca la propria mole nel condominio dove...

Questa non è Wonderland

“La tua Ines non esiste […] non è colpa mia se tu mi hai mitizzato. Io sono una persona in carne ed ossa, con la sua vita. Non cederò di un millimetro ai tuoi capricci cataclismatici. Posso aiutarti, posso tenderti la mano, ma resterò distante. Distante da te. […] Era troppo sperare di vederti entrare da quella porta, cosciente e luminoso, calmo, sereno… Era troppo parlare di te, del tuo problema, avvicinarti al mio mondo. No. Hai deciso tu. Tutto quello che hai scritto deve avverarsi, perché tu sei al centro. Profeta del mio cazzo. La verità, piccolino, è che nessuno ti ha mai preso a sberle. […] Ti hanno assecondato […], ti hanno imbottito di parole come poverino e vittima, anziché lasciarti nella tua pozza marcia a sgocciolare per un po’. Ti avrebbe fatto bene, sai? Ma tu, ora, pretendi tutto, forte del tuo startene su uno scalino, più in alto di noi normali, vero? […] Questa non è Wonderland, piccolo.” VINCENZO DI PIETRO Da: Vincenzo...

Un pezzetto di cielo

"A quella domanda, io ti avevo ripensato, ti avevo rivisto, solo, in quell'angolo buio della discoteca, che fissavi il vuoto o forse in quel buio c'era il vuoto solo per me. Affianco a te c'erano già dei mostri enormi, neri più della notte, che ti gridavano nelle orecchie, ti facevano paura, ti dicevano: non parlare. Se parli finisce anche questa poca luce che c'è ancora, e tutto il buio ti ingoia e ingoia il mondo e non ti salvi più. Non guardare, non parlare, non pensare, non urlare, impazzisci. Impazzisci. Questo, devi aver creduto di sentire. Così le ho detto, Marta, mentre lei finiva il caffé e quasi il sonno la riprendeva, le ho detto, Marta, lui è un pezzetto di cielo. Un pezzetto di cielo. Non te lo so spiegare meglio di così. Questo le ho detto. Ed era vero, che tu eri un pezzetto di cielo, idealizzato, ritagliato in mezzo alle nuvole di un cielo più grande e opaco. Un pezzettino di cielo stellato, non con tante stelle, una o due al ma...

Scrittori emergenti. Quattro chiacchiere con Vincenzo Di Pietro

Inchiostro (Pavia), n° 113, novembre 2011, pag. 8 http://inchiostro.unipv.it/?p=4449 Vedasi anche: http://inchiostro.unipv.it/?p=2772