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"Il lutto si addice ad Elettra" secondo Davide Livermore

Un classico è una storia che può essere narrata infinite volte, sempre nuova e sempre riconoscibile. Tale è la vicenda degli Atridi, il casato di Agamennone : il mitologico re di Micene che guidò la guerra degli Achei contro i Troiani. Poco simpatico a chiunque, il personaggio ha anche la pecca di discendere da una genealogia a dir poco disastrata. Il padre Atreo iniziò col fratello Tieste una faida che si protrasse di generazione in generazione. Da questo groviglio di vendette e incesti, non si salvò praticamente nessuno della famiglia. Ma siamo sicuri che storie del genere riguardassero solo i miti antichi?  Il drammaturgo americano Eugene O'Neill (1888 - 1953) sapeva che non era così. Visse in un'epoca in cui non c'era ancora una tradizione teatrale statunitense. Così, iniziò a crearne una, ispirandosi ai classici antichi e alle pièces di Henrik J. Ibsen, Anton P. Čechov e J. August Strindberg. I risultati di questa inusuale commistione furono straordinari. In particol...

"Il ritorno di Ulisse in patria" al Monteverdi Festival

Può una tragedia musicale del Seicento strapparci ancora sorrisi e lacrime? E il tema mitologico non sarà un po' troppo imbalsamato?  La risposta a entrambe le domande è scontata, ma non troppo. Si sa già che le avventure di Ulisse sono riproponibili in molte salse, coma ha dimostrato anche il recente film di Uberto Pasolini. Più difficile è rispondere al quesito sulla tragedia musicale. Il ritorno di Ulisse in patria (1640) di Claudio Monteverdi è un gioiello di epoca barocca. Lo separano da noi ben 385 anni. La maturità di Monteverdi e le origini del "Ritorno di Ulisse in patria" Monteverdi componeva per le chiese e per la nobiltà. Eppure, nel 1640, si affaccia a un mondo diverso. Ha settantatré anni e un'esperienza artistica decisamente matura. Si trova a Venezia, una delle città più ricche e dinamiche dell'epoca. Stavolta, la commissione viene dal T eatro Santi Giovanni e Paolo : uno di quelli che hanno iniziato le attività in quegli anni. Stiamo parlando ...

Il loggionista impenitente: Alberto Mattioli e l'opera lirica

Ha trascorso circa duemila sere all'opera e... no, non si è ancora stufato. Alberto Mattioli (Modena, 1969) è forse un unicum nel panorama giornalistico italiano. Non perché sia l'unico a parlare di opera lirica, ma perché è l'unico a farlo con tanta passione totalizzante e (allo stesso tempo) umorismo e leggerezza. Un vero toccasana, in una branca dello spettacolo troppo spesso segnata da conservatorismo becero e persino cattiveria, in certo pubblico. Questo, nel linguaggio di Mattioli, è il pubblico delle "care salme" o (in una versione più gentile) dei "semifreddi". Il riferimento necrofilo, comunque, non cambia. Quello del giornalista è un avvertimento: il teatro, per esistere, deve essere vivo . Per quanto si possa avere nostalgia di vecchie glorie come Franco Zeffirelli, Maria Callas o Luchino Visconti, the show must go on . Anche l'opera lirica deve trovare modi per parlare al pubblico attuale. Non può essere messa in un museo. Non può ignorar...