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La Caccia Selvaggia: Odino fra i bresciani

Anche se le temperature sembrano prendersi gioco della stagione, le notti saranno più lunghe e buie. Il quadro naturale parla di paura… Ma di cosa avevano paura i bresciani “di una volta”? Uno degli orrori divenuti fiaba popolare è la Caccia Selvaggia . In Madóra che póra! Storie e leggende della Valle Trompia (2015), Giovanni Raza elenca quindici nomi vernacolari di questo mito, diffuso da Scozia e Germania fino a diverse aree del Nord Italia. Con qualche variante, ricorre questo schema: in un’ora tarda e insolita, si odono rumori di caccia in lontananza; un incauto chiede agli ignoti cacciatori di portargli una parte della preda; il giorno dopo, ritrova un arto umano inchiodato alla porta, come dono.              Raza ricollega questa “Caccia Selvaggia” a quella condotta dal dio germanico Wotan (forma continentale del nome di Odino). Wotan/Odino è arrivato nei pressi di Brescia plausibilmente per via dei Longobardi : la...

La stagione delle fiabe, per giocare con la paura

Marco Di Giaimo e Giuseppe Bono con il loro Nachzehrer. Anche nel 2017, Manerbio è arrivata all’appuntamento con l a Notte delle Fiabe : una serata in cui i personaggi amati nell’infanzia prendono vita per le strade. I principali organizzatori sono il Comune e l’Associazione Amici della Biblioteca di Manerbio. Quest’anno, però, non ha visto solo una notte, ma “La stagione delle fiabe” . L’evento, infatti, è stato preceduto da tre incontri uniti da un filo inaspettato: la paura . L’orrore è infatti un ingrediente indispensabile di ogni fiaba. Specialmente nel Bresciano,  i non-più-giovani ricordano infanzie costellate da racconti spaventosi, volti a distrarre e tener quieti i bambini, oltre che a trascorrere le veglie nelle stalle. Le serate si tenevano nel giardino del palazzo municipale; per l’occasione, i sotterranei di quest’ultimo sono stati aperti al pubblico, alla luce dei lumini.              “La stagione de...

La póra

Al mónd ghè póch e niènt che ma fa póra: gó mìga póra dè la zènt catìa perché, quànd gó ‘mparàt a cunusìla, só chèi che bàja e chèi che ‘nvéce pìa. Gó mìga póra gnà dè sèrti mài, chèi che la «Mutua» la ja cüra mìa: argü, cói sólcc, i scàmpa à pèr despèt e mé só bàs cóme «macèlèrìa». Gó póra gnà dè jga mài palànche: n’hó ést tat póche, da che só nasìt e chèi che ‘nvéce i n’ha dè zbàter vìa: «Tön sö ‘na bràca…» a mé i ma l’ha mài dìt. Dò ròbe sùle le ma fa trémà: pèrder al bé dè chi che ga öi bé, dipènder dài crètìni e dài röfià. 12-4-1985 MEMO BORTOLOZZI (In Dólse, salàde e ‘mpééréte , Manerbio 1986, Bressanelli). Da: MemoRandum. Vèrs an dialèt bresà dè Memo Bortolozzi, a cura dè Chèi dè Manèrbe, prefazione di Delfino Tinelli, Manerbio 2013, Bressanelli, p. 85. Traduzione (mia): “ La paura Al mondo, c’è poco o nulla che mi fa paura: non ho paura delle persone cattive perché, quando ho imparato a riconoscerle, so qu...

Paura e morale

“Quanto o quanto poco pericolo per la collettività, pericolo per l’uguaglianza vi sia in un’opinione, in una condizione e in una passione, in una volontà, in un impegno, questa è ora la prospettiva morale: la paura è anche qui, di nuovo, la madre della morale. Contro gli istinti più alti e più forti, quando essi, erompendo appassionatamente, trascinano il singolo molto al di là e oltre la media e la bassezza della coscienza del gregge, perisce la coscienza di sé della comunità, la sua fede in sé, si spezza, per così dire, la sua spina dorsale: di conseguenza si preferisce addirittura bollare a fuoco e calunniare appunto questi istinti. La alta, autonoma spiritualità, la volontà di solitudine, la grande ragione vengono già sentite come pericolo; tutto ciò che innalza il singolo sopra il gregge e incute timore al prossimo prende d’ora in poi il significato di cattivo ; l’atteggiamento equo, modesto, l’atteggiamento di chi si inserisce, l’uguaglianza, la mediocrità dei desideri vengono...